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L'avventura del mandrino

Questa storia comincia molti anni fa... va bene, era solo il 2011, ma tant'è.
In quell'anno la ditta per cui lavoro ha aperto (sì, in piena crisi, questo dovrebbe dirvi qualcosa sullo stato mentale dei titolari). Purtroppo, pochi mesi dopo incappammo nel Terribile Primo Insoluto. Il mio capo passò mesi a cercare di parlare con il venditore artefice di tale affronto, ma lui, che chiameremo PB (oh, come Paolo Bitta che, secondo me, non è nemmeno un caso...) si negava in continuazione. È stato contattato in orario lavorativo, al mattino, alla sera, utilizzando cellulari diversi e numeri nascosti (roba che manco gli stalker). Alla fine, siamo riusciti a farci pagare i nostri sudatissimi 400,00 € (probabilmente, in telefonate ne sono stati spesi altrettanti) e la cosa finì lì. Beh, più o meno, perché il mio capo giurò che non avrebbe mai più avuto a che fare con PB.
Dicembre 2013: suonano al portone. Io vado ad aprire e mi trovo davanti un tizio in giacca che cravatta.
"Sì?", chiedo.
"Buongiorno. Sono d'accordo con il tecnico L. che vi devo consegnare un mandrino da revisionare", la sua risposta.
Il mio capo dà una mano al tipo, si stringono la mano e fine.
Il giorno successivo gli spedisco una mail con l'offerta per la revisione. Il mio capo legge l'indirizzo (la formalissima combinazione nome.cognome@server.it) e strabuzza gli occhi. Il tizio in giacca e cravatti altri non era che quel malandrino di PB! (no, di persona non l'avevamo mai visto, ed il giorno precedente lui non si era presentato).
Riunione immediata dei titolari, stampa del profilo Linkedin di PB e del fermo immagine della telecamera di PB che stringe la mano al capo (questo solo per prenderlo un po' in giro).
Comunque, tutte le terribili idee per vendicarsi di PB spariscono quando ci viene comunicato che sarà direttamente il cliente finale a pagare il lavoro. Va bene, offerta confermata, acconto pagato, i tecnici si mettono al lavoro.
Martedì sette il mio collega parte alla volta di Trento col mandrino revisionato. Alle undici mi chiama disperato: manca la ruota fonica, il mandrino non si può montare. E dov'è la ruota fonica? Ma nel magazzino di PB, ovvio! Dopo aver spiegato a PB come funzionano i corrieri espressi, riusciamo ad avere il pezzo mancante. Siamo a giovedì nove. Avvisiamo il cliente e confermiamo l'intervento per venerdì. Mentre i colleghi montano la ruota fonica sul mandrino si accorgono che... manca una bussola! Scoramento generale. Inutile a dirsi, la bussola ce l'ha PB. Ma come averla entro venerdì? Fortunatamente, il cliente è più astuto di PB e decide di costruirla seguendo un disegno inviatogli da noi.
Finalmente, venerdì il tecnico è di nuovo a Trento a fare il lavoro. Il mandrino è ok, la macchina funziona ed il cliente è contento (ed ha pagato pure con l'assegno).
Tutto bene quel che finisce bene, quindi... però che fatica!
Nota: la stampa della stretta di mano è tuttora appesa sull'armadio del mio ufficio. Perché siamo infami inside.
Tags: my job, my pov
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