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[CSI: NY] - Confessions from a hospital room - Capitolo 08: Sid Hammerback

Capitolo 08: Sid Hammerback

Flack: "Okay, who's up for the Rangers game?"

Sid: "Did you bring any beer?"

Flack: "I wish I did"

Hawkes: "How about we pour you some water, instead?"

Sid: "All right. Chips and water. That's like pizza and milk. You're kidding about the beer, right?"

Episodio 05x02: Page Turner

"... e così, abbiamo scoperto che il paziente non era morto, ma solo in un coma molto profondo causato dal morso si un rarissimo serpente velenoso, introdotto chissà come in America. Il poveretto sul tavolo autoptico ha avuto un'avventura che mai scorderà nella vita"*, Sid Hammerback scosse la testa, ridacchiando, ricordando ogni dettaglio del caso assurdo di cui era stato testimone quand'era ancora uno studente. La sua voce era l'unico suono umano presente nella stanza; dal letto di fronte a lui, nessuna risata o commento scandalizzato. Eppure le mie storielle ti sono sempre piaciute e le hai sempre ascoltate volentieri; fai il difficile proprio adesso, eh, Don?

***

Il corpo steso sul lettino della sala autopsia era stato ricucito con cura. Anche di fronte ad un delinquente che aveva spedito in ospedale uno dei suoi amici, Sid non riusciva a non essere meno che professionale. Sospirò stancamente, segnando le ultime annotazioni sulla cartella: era stato facile scoprire la causa del decesso - colpo di arma da fuoco - ed ancora di più terminare l'autopsia. Quello non era sicuramente uno dei casi in cui Sid avrebbe voluto sprecare più tempo possibile. Anche perché Mac gli aveva comunicato che l'uomo, poco prima della sparatoria che l'aveva ucciso, aveva confessato di esere stato proprio lui ad aggredire e rapinare Flack. 'Caso chiuso, vecchio mio. Ora te ne puoi andare a casa a riposare'.

Appoggiò la cartella completata sul lettino accanto al cadavere, dandogli un'ultima occhiata: sembrava un pinco pallino qualunque. Altezza media, carnagione bianca, capelli castani. Un uomo medio come se ne incontrano mille per la strada. Sid pensò a quanto erano stati fortunati - nella sfortuna - che il ladro avesse provato ad utilizzare il cellulare del detective. Quell'uomo era talmente banale che non sarebbe stato possibile catturarlo con un semplice identikit. 'A meno che a tracciarlo non fosse stato proprio Don'. Sid si immaginò la scena nella sua testa, una scena ricca di dettagli: Flack che descriveva l'uomo, fin nel più piccolo dettaglio riguardante i pori della pelle, l'identikit che veniva diffuso ovunque con il conseguente arresto. E poi, l'identificazione fisica: oh, Flack non l'avrebbe fatto da dietro un finto specchio, l'avrebbe affrontato a viso aperto nella sala d'interrogatorio.

Solamente che, Sid constatò tristemente, non era andata così e non sarebbe andata così. Perché l'uomo era morto e Flack, ed era il particolare peggiore di tutta la vicenda, era in coma in ospedale. E nessuno sapeva se mai si sarebbe risvegliato.

'Quella sì che sarebbe un'autopsia interessante. Capire quale parte del cervello si è danneggiata in maniera così irreparabile da rendere impossibile il recupero. Il cervello umano: un organo così misterioso e fondamentale. Quasi un rompicapo voler capire a fondo il cervello umano usando cervelli umani. Ma se...', Sid tremò, una lunga scossa dolorosa e violenta che attraversò tutto il suo corpo. Sospirò di nuovo, stiracchiandosi. Non doveva lasciare che certi pensieri prendessero forma. Pensare certe cose poteva essere pericoloso. 'E, comunque', si disse per convincersi usando la sua parte affettiva, 'io, mai e poi mai, vorrei su uno dei miei tavoli il corpo del detective dagli occhi blu. Mai'

***

"Avrei tante altre storielle divertenti da raccontarti, non solo di autopsie, ma non mi va. Non mi va perché non è giusta la circostanza. Mi è capitato, durante gli anni, di lamentarmi - scherzosamente - con Mac perché mi sento lasciato solo nel silenzio del mio Obitorio. Credo di averne parlato anche a te. Io lo so che non è bello il posto in cui lavoro, ma mi farebbe piacere una vostra visita, di tanto in tanto. I morti non ti fanno niente. Sono morti. È dei vivi di cui bisogna avere paura, e tu lo sai fin troppo bene.

Parentesi: non so se te l'hanno detto, ma il colpevole sta momentaneamente soggiornando in una delle mie stanze del piano interrato. Non che migliori le cose dal punto di vista delle persone che fanno avanti ed indietro in questa stanza, ma ho la certezza che le migliora dal tuo punto di vista. Perché un'altra persona pericolosa non è più sulla strada e la Città è un pochino più sicura, vero?

Credo che Mac abbia usato parte del suo potere per permetterci di esserti accanto. Perché è la Terapia Intensiva e solo i parenti possono entrare. Perché c'è chi è ancora convinto che solo il legame di sangue crea vero affetto e partecipazione. Grosso errore, in questo caso. E così Mac ha insistito, perché non voleva che tu rimanessi qui solo. Ed è giusto che tutti noi siamo passati a tenerti compagnia e credo che, finché ci sarà il più flebile dei battiti registrato dai macchinari, noi continueremo a fare avanti ed indietro, sospinti dalla speranza che tu ti sveglierai, proclamandoti affamato e chiedendo un panino imbottito.

Prima pensavo all'ultima volta in cui siamo stati in ospedale insieme e..."

***

Sid chiuse l'ultimo punto con grande precisione ed affetto. Guardò il volto, sempre bello anche nella morte, della detective Jessica Angell e sentì che una parte di lui se ne stava andando per sempre. Era stata un'autopsia terribile e ne avrebbe portato i segni per moltissimo tempo. Le spostò i capelli dagli occhi, in un gesto paterno, e poi si allontanò. Raccolse il suo cellulare, appoggiato sul bancone poco distante.

"Don... sono io"

Silenzio dall'altra parte. Il silenzio pesante di chi si stava aspettando quella telefonata.

"L'autopsia è finita. Tranquillo, è andato tutto bene"

Sid poteva immaginare l'espressione affranta dell'uomo all'altro lato della comunicazione. Gli occhi bassi, le labbra tremanti, il volto pallido. Quasi con un aspetto più cadaverico della giovane adagiata sul suo tavolo.

Chiuse la comunicazione. È andato tutto bene, gli aveva detto. Come se le parole autopsia e bene potessero mai convivere nella stessa frase.

***

"La morte di Jessica l'ho vissuta come una grossa ingiustizia; non solo perché era una persona splendida, ma perché mi ricordava una donna amata e perduta. Non so se hai mai letto I tre moschttieri, ma durante la morte della giovane Costanza, l'amata di D'Artagnan, Athos pronuncia questa frase, riferendosi alla giovane: "Ella fu un angelo sulla terra prima di essere un angelo in cielo". E così era Jessica, e non solo per la questione del nome. Perché era così davvero. La cosa che mi ha fatto più male è stato vedere te dover affrontare la solitudine che ti divorava. Non era solo un flirt il vostro, credo che sia partito già come una relazione seria. Avete avuto poco tempo, ma l'avete usato al meglio. E questo vecchio è stato felice di esserne il testimone nascosto. Ogni volta che qualcuno di voi ragazzi si innamora io ne sono contento: è un mondo così arido e triste, il nostro. E vedere l'amore che sboccia è come ridargli colore.

I vivi... i vivi vivono ed amano e soffrono e si odiano. I vivi sono difficili. È per quello che ho scelto di fare il patologo, perché i cadaveri non mentono. Non possono. Non parlano, non usano l'astuzia della parola, non hanno maschere. Sono corpi. Corpi immobili. I loro cuori, ormai fermi, non possono mentirmi. Le loro intenzioni, ormai dissolte, non possono essere torbide. Chiarire perché qualcuno è stato ucciso ed aiutare voi a scoprire l'assassino mi permette di dare dignità al defunto. Mi permette di onorare quel corpo che qualcuno, prima di me, ha violato con cattiveria. Ma buoni o cattivi, colpevoli od innocenti che siano stati non importa: davanti alla morte si è tutti uguali. È il vivo a soffrire. Sono stato io ad aver paura del corpo bianco ed innocente di Jessica, quel corpo che era solo tuo e che solo tuo avrebbe dovuto restare. Le ho ridato giustizia? Forse. È sicuro, e credimi, che l'ho rispettata, che l'ho trattata con cura. Non le ho fatto del male.

Don, io non voglio. Quando scherzavano su una tua presunta autopsia era semplice. Ma era uno scherzo. Non farmelo fare. Non farmi portare qui il sacco nero, chiudere la cerniera ed usare il mio bisturi preciso ed affilato su di te. Non farmi stilare rapporti, disquisire di cause della morte con Mac. L'unica cosa che voglio associare a te è la tua voglia di vivere, non la causa del tuo decesso. Non mi sono mai tirato indietro, mai, e tu lo sai, ma stavolta rifiuterò. Perché non posso vederti sul mio tavolo, perché ho già pagato con Jess, la metà del tuo cuore e lo schiantarsi dei vostri sogni felici. Se mi puoi sentire, se vuoi stare a sentire questo tuo collega un po' squinternato ma a cui stai a cuore, lotta, resisti e svegliati.

Non c'è ancora nulla per te dove sei adesso. È troppo presto. Troppo.", e Sid rimase a sperare che Flack non avesse già preso la decisione sbagliata.

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* Liberamente ispirato da Autopsia 4, un racconto di mister King, contenuto nella raccolta Tutto è fatidico (2002)

Tags: character: sid hammerback, fandom: csi: ny, long fic, long fic: confessions from a hospital ro
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