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[CSI: NY] - Confessions from a hospital room - Capitolo 06: Stella Bonasera

Capitolo 06: Stella Bonasera

Stella: "Thank you. Thanks for staying with me, Don"

Flack: "It's my job. Not to mention I'm your friend"

Stella: "And you are a really good friend"

Episodio 02X21: All Access

Stella Bonasera non aveva ancora prenotato un albergo. La cosa la faceva sentire un po' a disagio - un po' come quando stavi all'orfanotrofio, vero? Tutta sola, senza un posto in cui rifugiarti da tutto e da tutti... - ma, al momento, aveva la testa occupata da altro. Era sicura che, non appena gli altri lo avessero scoperto, si sarebbero affrettati ad offrirle ospitalità ovunque; però lei avrebbe rifiutato. Perché sono una testa dura indipendente che non vuole sembrare una piccola bimbetta in cerca di carità. Anche se i miei amici di sicuro non mi vedono così... e di tutti i suoi amici, in quel preciso istante, ne aveva a cuore particolarmente uno, uno che aveva pensato fosse una buona idea farsi aggreddire mentre tornava a casa dopo il lavoro. In una delle città considerate più sicure d'America. Anche grazie a te, Flack. Stupida ironia...

***

Fin dai primissimi giorni a New Orleans, nel suo ufficio Stella aveva fatto installare uno schermo al plasma sintonizzato sulle ultime notizie di New York. Era un'abitudine che aveva preso da Mac, e la aiutava a sentire meno la nostalgia di quella che era stata casa sua per molti anni. Nonostante a New Orleans succedessero moltissime cose, e spesso toccava a lei mettere a posto la situazione, era certa che non sarebbe mai riuscita a tagliare definitivamente col passato. E guardare le immagini di New York la faceva sentire meno in colpa quando si accorgeva di non aver avuto il tempo di fare una telefonata amichevole.

Quella sera, sembrava quasi che la voce della giornalista si facesse pressante e presente poco a poco, quasi come se tentasse di non spaventarla troppo: "... ed il poliziotto è stato portato d'urgenza all'ospedale", Stella sollevò di scatto la testa dai rapporti che stava compilando, "Le sue condizioni rimangono critiche, e la prognosi è riservata", Stella aggrottò le sopracciglia, alzando il volume della televisione, "Donald Flack Junior, questo il suo nome, lavora per la polizia da quasi quindici anni, non è sposato e non ha figli", 'e questo dovrebbe rendere la situazione più accettabile?' urlò il cervello della donna. Si alzò rapidamente ed agguantò il cellulare. C'era solo una persona da chiamare; non controllò nemmeno l'orario: sapeva che le avrebbe risposto.

Mentre ascoltava Mac raccontare a grandi linee quanto successo Stella non poté fare a meno di dipingere nella sua testa il viso di Flack mentre sorrideva. Non era passato molto tempo dalla loro ultima telefonata che, ovviamente, era stata interrotta da un'emergenza improvvisa. 'Ci sentiamo presto', si erano promessi alla fine. Certi di avere ancora tempo infinito.

Salutò Mac, un po' sotto shock, e chiuse la comunicazione, mentre un piano si andava già delineando nella sua mente. Non era abituata a prendersi giorni di ferie, ma quella era decisamente una situazione che non poteva ignorare. Avrebbe dovuto lasciare tutto a Jason, che era ancora un po' incerto come suo vice. 'Ma si dovrà arrangiare. Io devo volare a New York subito'

***

"E così eccomi qui... certo, potevi inventarti anche qualcosa di meno tragico per convincermi a venire, no? Ma tu, tutto sommato, ami fare questi stunt un po' drammatici, non sei di certo uno di quelli che se ne sta in un angolo in silenzio; quando hai qualcosa da dire lo dici e basta", gli toccò i capelli con tenerezza, "Mi piace molto questo taglio, ti dona, sembri davvero un bravo poliziotto onesto e sincero. Come quelli che non si vedono più in giro. Mi dispiace essermene andata via così, Don. Credo che tu non l'abbia proprio presa bene, ma, ovviamente, non ne avrai parlato con nessuno. Tu e Mac siete sempre così solitari. Vi tenete sempre tutto dentro... poco fa ho parlato con Jo. Credo che vi faccia bene una come lei, simile a me sotto certi aspetti. Sicuramente eviterà alle vostre belle testoline di esplodere...", fece una smorfia, ripensando con imbarazzo a quanto appena detto, "... brutta battuta, lo ammetto. Ma se almeno tu ti svegliassi per rimproverarmi scherzosamente come sai fare solo tu..."

Stella guardò fuori dalla finestra per cercare, dipinta nel cielo terso di ottobre, la frase che sarebbe servita per rimettere tutto a posto. Nessuna risposta, nessun suggerimento. Nulla. Guardò ancora Flack, mezzo incantata dalla perfezione di quel viso. Sorrise.

"Sai, quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, secoli fa ormai, ho giocherellato con l'idea di avere una mezza relazione con te. D'altronde, era il playboy della omicidi - e sapevi di esserlo - ma poi... non lo so... un giorno ho scoperto che eravamo diventati amici, buoni amici, e che il momento era passato. Chissà se lo hai pensato anche tu; chissà come sarebbe stato. Probabilmente non sarebbe durata, o forse non sarebbe nemmeno cominciata davvero. Sembravi così giovane ed innocente, ma nei tuoi occhi, di tanto in tanto, traspariva un'espressione furba... sei un bel tipo.

Senti, ci sto più o meno girando intorno e non riesco a dirti quello che vorrei dirti. Ho sempre fatto la persona che puntava sull'onestà, sull'importanza del dirsi le cose e... adesso mi sento abbastanza ipocrita. Il punto è, mi dispiace per Jess. Per la sua morte assurda e per non esserti stata vicina come avrei dovuto. Sapevo che non stavi bene, ma non ho fatto nulla. Nulla. Ti ho mai chiesto una volta come ti sentivi? E sì che tu hai aspettato che mi dimettessero dall'ospedale quando Frankie mi ha aggredita, e mi sei stato vicino. Forse pensavo di aver già pagato il mio debito durante la veglia del tuo precedente ricovero, ma la verità è che non ci sono debiti da pagare quando si tratta di affetto. Mi sentivo in colpa. Perché una delle ultime cose che Angell aveva fatto era stata quella missione rischiosa con me, la faccenda greca, ricordi?"

***

"Stella, ma tu sei sicura?"

"Angell, tranquilla, ho pensato a tutto... che c'è?"

"Nulla, è solo che... non è che abbia paura che possa succederci qualcosa, è che... non l'ho detto a nessuno e..."

***

"Ora so che si riferiva a te, che le pesava averti taciuto una cosa tanto grossa. Non so come si sia risolta tra voi due, poi, vorrei illudermi che non avete discusso, che la cosa non ha lasciato segni nella vostra relazione. Nulla, però, toglie importanza al fatto che vi ho rubato del tempo. Tempo che avreste potuto passare insieme. Non potevo sapere cosa sarebbe successo, chiaro, ma quelle ore trascorse con Jess a cercare di incastrare Kolovos... e se le avesse passate con te? Magari non sarebbe stata nemmeno assegnata alla scorta di Dunbrook... mi dispiace...", sentiva di avere gli occhi lucidi, era come immaginare una palla che scivolava sempre più veloce ed inarrestabile lungo un piano inclinato, una lunghissima trafila di se terribili che, alla fine, l'avevano condotta lì, al capezzale di una delle persone che contava ancora molto nella sua vita.

"È per questo che ti sono stata lontana nel momento del bisogno. Perché non volevo leggessi la colpa nei miei occhi, perché sono sempre stata abituata a sopravvivere con tutte le forze, perché, quando stavo all'orfanotrofio, le suore ti mettevano nello stanzino buio per punirti, ed io non volevo finire nello stesso stanzino messa da te. Perché ti voglio bene, Don, e non posso immaginarti arrabbiato con me. Oltre che ipocrita, lo vedi, sono persino codarda. Ma è la vita che me lo ha insegnato. Quando tutti intorno a te ti abbandonano, a volte, vuoi essere la prima ad andartene.

Dopo la morte di Angell è stata difficile per tutti. Eravamo lì a galleggiare nel nostro sconcerto; e Danny aveva anche da pensare alla sua ferita ed al rischio di paralisi. Ho avuto un po' di paura, perché sembrava che il nostro gruppo, così forte ed unito in passato, si stesse disgregando. Sembrava che ognuno di noi non avesse più tempo per gli altri. A me non piaceva questa situazione, ed ho fatto un grande errore che ha spezzato il cuore di qualcuno... ma non voglio parlarne adesso. È vero, un po' alla volta le cose sono tornate dentro i soliti binari ed eravamo ancora tutti lì a sostenerci. Ma non so perché, però io e Mac eravamo ancora distanti. Credo che la mia avventura in Grecia abbia scavato un solco troppo profondo tra di noi. Ci parlavamo ancora, eravamo ancora lì l'uno per l'altra, ma non era la stessa cosa. Mac è sempre stato uno dei miei punti di riferimento, e pensarlo così distante da me mi ha fatto male.

Quando mi è arrivata la proposta da New Orleans sapevo cosa avrei dovuto rispondere. Era come se parte di me se ne fosse già andata. Mi dispiace: so che non era intenzione di nessuno allontanarci, so quanto era profonda la nostra amicizia. Ho sofferto; quelle settimane di cortina di ferro hanno fatto parecchi danni. Ma vi ho virtualmente abbracciati tutti quando sono partita, ed ho pianto augurandovi ogni bene, sapendo che mi sareste mancati. E così è stato; e la tua risata travolgente è stata una delle cose che più mi è mancata. Mi dicono che hai ripreso a ridere così; e non so cosa darei perché tu ti svegliassi adesso e cominciassi a ridere per me.

Facciamo un patto: se ti svegli ti racconto cos'era quella butta cosa che ha spezzato un cuore. Tanto so che tu sai mantenere i segreti", Stella si zittì e studiò Flack. Si illuse che lui stesse considerando la sua proposta.

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