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[CSI: NY] - Confessions from a hospital room - Capitolo 04: Mac Taylor

Cioè, alle sei c'era uno stupendo tramonto; ora nevica che manco a dicembre. Primavera, non è che ti sei dimenticata che tra poco tocca a te? Cos'è? Mi dai anche tu le dimissioni?

Capitolo 04: Mac Taylor

Mac: "Will you be giving me milk and cookies and sing a lullaby?"

Flack: "The lullaby thing is a little weird. But milk and cookies could happen. Let's go!"

Episodio 07x20: Nothing For Something

C’era una cosa che la vita aveva insegnato a Mac Taylor: mai arrendersi, mai darsi per sconfitti. E lui aveva vissuto la sua vita esattamente in questo modo. Non importava quanti erano stati gli ostacoli - terribili in alcune occasioni - che si era trovato davanti, da buon Marine li aveva affrontati a testa alta. E anche se con difficoltà – e dolore – li aveva superati.

Si organizzava al meglio: razionalità, precisione ed attenzione ai dettagli più minuziosi erano le sue armi preferite. Come una specie di panzer blindato procedeva senza esitazione, risolvendo i piccoli intoppi e vincendo una battaglia per volta. Anche se, a volte, im un primo momento, le battaglie vinte sembravano perse. Così, dopo aver praticamente accerchiato il medico per farsi spiegare per filo e per segno qual era la situazione di Flack, aveva preso posto sull’unica sedia nella stanza dell’amico, quasi come un soldato in trincea, nell’attesa di affrontare – e sconfiggere – il nemico.

***

Mac si sentiva sicuro nel lasciare la scena nelle mani di Jo e Lindsay. Si fidava totalmente dei suoi sottoposti, se così non fosse stato non avrebbe mai scelto di lavorare con loro. Aveva ricevuto critiche, in passato, a causa dell’assunzione di taluni elementi – Danny Messer era l'esempio più lampante – ma il tempo aveva dato ragione a lui. E Mac lo aveva sempre saputo. Era vero: faceva affidamento sulle prove, ma sapeva anche seguire l’istinto in rarissime occasioni… ‘come quando ho chiesto a Claire di uscire la prima volta… che prove avevo che lei sarebbe stata perfetta per me?’

Sbatté le palpebre, riportando la sua attenzione sulla strada. Era vitale, per lui e per la sua squadra, che non rimanesse coinvolto in un incidente. Sospirò: a volte era terribilmente stancante mostrarsi sempre forte e senza cedimenti. ‘Se almeno una volta potessi essere come Danny e lasciarmi sconvolgere dagli avvenimenti…’. Da qualche tempo a quella parte, Mac si era ritrovato spesso a pensare che stava invecchiando e che il lavoro che faceva (e la sua vita in generale) stesse diventando troppo pesante. 'E non è che sia arrabbiato con Flack o che non voglia stargli vicino in questo momento... non è che esattamente se la sia andata a cercare per infastidirmi, è solo che...'. Le luci dell’ambulanza davanti a lui e il loro urlo nella notte lo richiamarono all’attenzione, facendolo sentire stranamente colpevole: non avrebbe dovuto preoccuparsi di se stesso, o della sua stanchezza. Ci sarebbe stato tempo dopo, quando nessuno lo guardava, quano la situazione di Flack sarebbe stata più definita.

Tempo che parcheggiò la macchina e riuscì a superare lo sbarramento del pronto soccorso, Don era già in sala operatoria. Hawkes gli andò incontro lungo il corridoio: “L’hanno stabilizzato. Adesso stanno cercando di fermare l’emoraggia e riparare il danno”. A Mac non sfuggì l’ultilizzo del verbo “cercare” da parte del collega. Ci sarebbe stato da aspettare. E poi da aspettare ancora. ‘O forse no…’, suggerì una voce malevola nella sua testa, una voce che a cui non voleva nemmeno dare un millimetro di spago. 'Perché di sicuro non vuoi cominciare a pensare quale alternativa sarebbe meglio per te in termine di gestione della stanchezza e dello stress'.

***

Mac Taylor osservava intensamente l’amico inerme, addormentato nel suo letto d’ospedale. Era partito deciso e combattivo, ma stava cominciando a sentirsi vacillante, visto che il nemico sembrava troppo crudele ed astuto. Anche Hawkes aveva aggiunto dettagli a quelli già in suo possesso e la situazione non era buona e Mac non era tranquillo. Non poteva esserlo.

Non ti sei mai considerato una persona ‘di testa’, hai sempre puntato tutto sulla forza fisica, ed invece, guarda il destino che scherzi fa… i dottori temono per l’attività cerebrale, a quanto sembra si sta indebolendo. Ed io…”, diglielo, Mac, perché devi sempre tenerti dentro tutto? Perché devi sempre fare quello impassibile? Si tratta di uno dei tuoi migliori amici!

“… tu mi assomigli, sai? Mi assomigli moltissimo, e vorrei che non la prendessi come una cosa negativa. Hai la mia stessa abnegazione per il lavoro, la stessa voglia di far rispettare la legge, lo stesso amore per la giustizia. Ammetto che io porto tutto un po’ all’estremo, ma la pasta di cui siamo fatti è uguale. E credo che ci assomigliamo anche per quello che non possiamo dire…”, quel lato oscuro e terribile che, a volte, ci getta nel pozzo nero della disperazione. La parte crudele ed irrazionale, quella che ci fa commettere azioni indicibili.

Io ti capisco, Don, più di quanto tu possa immaginare. Capisco il tuo dolore, ed il senso di vuoto causato dalla perdita”, ed avrei voluto prenderti da parte, dopo la morte di Jess, e tenerti con me, per spiegarti che tutto il dolore che provavi non aveva soluzione, ma era necessario. Avrei voluto dirti che tutte le lacrime piante erano giuste e che, comunque, non eri da solo. Non ti avrei sommerso – infastidito – con consolazioni vuote, perché non ce n’è, ma avrei rispettato la tua sofferenza, in silenzio, standoti fisicamente vicino, ed avrei aspettato. Ti avrei aspettato sulla riva, alla fine della tempesta. Non ho potuto farlo, perché mi conosci e sai qual è l’immagine che voglio dare di me.

E so che adesso stai un pochino meglio. E quando ho visto i primi veri miglioramenti sono stato felice per te. Non che dubitassi che, prima o poi ce l'avresti fatta...", ma ho avuto qualcosa di molto simile alla paura per un breve periodo. Ero arrabbiato con te da Terrance, e non per il caso del killer della bussola, ma per il rischio che avevi corso. Cosa avrei fatto se fossi arrivato su una scena del crimine e dietro i nastri gialli della polizia ci fossi stato il tuo cadavere?

Mac bloccò per un attimo il corso dei suoi pensieri - cosa non facile -. Deglutì, trasportato dalla profonda intensità del suo riflettere. A voce alta stava dicendo ben poco, ma quello che gli girava nella testa valeva molto di più. Ed aveva il sospetto che Don potesse sentirlo.

"Me lo dici cosa faccio? Non fraintendermi: a livello ufficiale so come mi devo comportare, chi chiamare, cosa dire... ma a livello personale, intimo... dovrei esserci abituato dopo tutti questi anni, dopo che...", dopo che tutti quelli a cui voglio bene sembrano morirmi intorno come delle mosche. Mio padre, mia madre, Claire, i mie ex commilitoni, Aiden, Angell, Bill... non sono altro che prove che si aggiungono al mio caso. Quasi come se fossi maledetto. Proprio io, io che non ho mai creduto a queste cose. E nemmeno tu, vero? O forse vuoi far credere di non crederci, e ci ridi su per darti forza. E diventi giullare per noi, anche per me, per rendere questo lavoro meno pesante. E di solito ci riesci bene.

Sai qual è una grossa differenza tra noi? Sul lavoro entrambi nascondiamo le emozioni, ma nel privato tu non lo fai. Non hai paura di farti vedere allegro, non hai paura di far capire a qualcuno che ha la tua amicizia. E che amicizia, la tua... Nonostante gli anni che ci separano, io ti considero un amico. E so che tu fai lo stesso con me.

Taylor studiò ancora per qualche istante il volto di Flack. In apparenza, era come il 2006, ma nella realtà era peggio: perché gli anni passati avevano arricchito la loro relazione. Perché c'erano stati scontri, ma anche infiniti momenti in cui la vita dell'uno era stata difesa dall'altro. Non è come il 2006, perché io, oggi, ti voglio bene davvero. E non so dirtelo. Perché la morte di Claire mi ha rubato la spontaneità. Ma vorrei che tu lo sapessi.

"Quindi, non puoi smettere di lottare. Perché me lo devi insegnare. Insegnami come far vedere alle persone a me care quanto sono importanti. E, se questo deve essere un ordine perché fuznioni, che lo sia. Perché ti devi svegliare". Poi, con un gesto fluido, Mac estrasse dalla tasca il distintivo di Flack e lo appoggiò sul comodino accanto al letto. I numeri 8571 brillarono, colpiti dalla luce e riscaldarono la stanza. "Abbiamo recuperato il distintivo. Jo si è occupata della sua pulizia come se fosse l'unica cosa importante. È qui, accanto a te, dove so che lo vorresti", dove, comunque, spero che ti protegga e ti mandi la forza necessaria.

Nessun movimento, nessun battito di ciglia, niente. Ma Mac aveva la certezza che il suo messaggio fosse arrivato completamente a destinazione. Anche senza prove evidenti.

Tags: character: mac taylor, fandom: csi: ny, long fic, long fic: confessions from a hospital ro
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