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[ER] - Invito a cena

Titolo: Invito a cena
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/ Abby Lockhart
Prompt: 058: Cena@ [info]fanfic100_ita
Rating: Verde
Set In Time: puntata 14x18: Tandem Repeats (Abby è stata promossa ad assistente, Luka vive ancora solo mentre riflette sul loro futuro)
Note: What-if?
Disclaimer: Passano gli anni ma io continuo a non avere i diritti d'autore. Sigh...
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

Invito a cena

Abby stava finendo di legarsi i capelli quando qualcuno bussò alla porta. Luka e Joe. Si sentiva nervosa nel rivedere Luka, soprattutto dopo avergli comunicato la notizia della sua promozione ad assistente. Non so nemmeno perché ho sentito il bisogno di lasciargli un messaggio in segreteria, mentì a se stessa. Il motivo era semplice: Luka era stata la prima persona a cui aveva pensato dopo la bella notizia datale da Pratt. E Luka avrebbe dovuto essere la prima persona a cui lei lo avrebbe detto.

Si affrettò verso la porta e la aprì. Davanti a lei, i suoi due uomini. Il bambino era in braccio al papà e sventolava felicemente un mazzetto di margherite bianche. Nelle mani del piccolo, il mazzo si era sgualcito, ma ad Abby non importò per niente.

"Mama!"

"Ciao! E questi?"; Abby accennò al mazzo di fiori.

"Per te!", Joe li spinse nella sua direzione con fare irruento.

"Congratulazioni. Ho sentito il messaggio"

Abby sollevò lo sguardo su Luka. Le stava sorridendo appena. E poteva vedere che era orgoglioso di lei. Dopo tutto, forse c'era ancora della speranza.

"Grazie...", Lo fissò, "Vuoi entrare?", chiderglielo la faceva sentire un po' stupida: non era anche casa sua quella? Poveva entrare solo se lei glielo permetteva?

Lui inclinò la testa di lato, valutando l'ipotesi. Era combattuto. Ma anche felice per lei. E poi l'alternativa cos'era? Un appartamente vuoto che detestava, e un'altra notte insonne.

"Va bene"

Abby lo guardò entrare, scendere i tre gradini dell'ingresso, depositare Joe sul tappeto e fermarsi, in mezzo al salotto, indeciso sul da farsi. Poi si chinò, prese i fiori a Joe e si girò verso di lei: "Hai un vaso?" Certo che ce l'ha, imbecille! Sai anche dove li tiene... tenete... ti rendi conto per un minuto che questa è anche casa tua? La vuoi smettere di fare l'estraneo?

"Come non detto. Ci penso io"

Sempre come paralizzata, Abby continuò a fissarlo mentre lui prendeva il vaso, lo riempiva d'acqua, ci metteva dentro i fiori e lo posizionava sul mobile della cucina. A suo agio. Come se sapesse dove trovare tutto. Come fosse a casa sua. Comunicazione di servizio, testolina bacata: è a casa sua.  Si sentì nostalgica e si acuì il sentimento di dolore che provava a non averlo lì con lei tutti i giorni.

"Ok...", lui la guardò, domandandole con lo sguardo cosa accidenti avrebbero dovuto fare adesso. Toccava a lei? A lui? Luka si passò nervosamente le mani sui pantaloni e si mordicchiò il labbro.

"Vuoi fermarti a cena?", la domanda sfuggì alle sue labbra prima ancora che lei si rendesse conto di averla formata.

Lui ne sembrò sorpreso, spalancò gli occhi e si guardò intorno un attimo. Quasi a voler chiedere suggerimento a quelle mura ed ai loro oggetti. Dopo qualche secondo spostò di nuovo l'attenzione su di lei: "Sì, grazie"

Senza dire altro cominciarono ad apparecchiare la tavola ed a preparare da mangiare, senza bisogno di istruzioni e comunicazioni particolari. Luka preparò l'acqua per la pasta e lei la salò al momento giusto. Lui lavò la verdura per l'insalata e lei tirò fuori la ciotola dall'armadietto insieme al condimento. Lui prese i piatti dalla dispensa e, quasi senza voltarsi, li passò a lei che li mise in tavola. Precisi e coordinati come erano sempre stati.

A cena pronta, Luka andò a recuperare Joe e lo mise nel suo seggiolino. Poi si sedette di fronte a lei. Il mio posto. Il mio bambino. Mia moglie. La mia famiglia.

"Scusa se non ho risposto al telefono, ma stavo cercando di evitare che Joe mangiasse la sabbia", sentitosi chiamato in causa, il bambino afferrò la forchetta di plastica come un pugnale e minacciò la mano di Luka. Abby intervenne in automatico per fermarlo.

"Non ti preoccupare. Immaginavo fossi impegnato..."

"Non volevo che tu pensassi che, sai, non volessi parlarti"

Rimasero in silenzio a fissarsi. Poi lei allontanò lo sguardo. Sarebbe stata sempre così tra loro, adesso? Una cena piena di tensione ogni tanto e due parole su Joe? E l'amore? E tutto quello che avevano passato?

"Quali saranno i tuoi piani da assistente?"

Lei sorrise, allontanando i pensieri tristi: "Schiavizzare più borsisti possibile"

"Non è male come idea", lui le rispose, sorridendole a sua volta.

"In verità sono un po' preoccupata. È una grossa responsabilità e..."

Lui allungò una mano attraverso il tavolo e le sfiorò le dita. Era il primo contatto fisico dopo settimane e la cosa le mandò un brivido lungo la schiena.

"Non esserlo. Te lo meriti. Hai lavorato tanto per ottenere il posto...", la frase morì e lui allontanò la mano da quella di lei.

Abby mentalmente terminò la frase ... più di quanto tu abbia lavorato per il nostro matrimonio.

"Luka...", toccò a lei allungare la mano per afferrare la sua. Lui non si ritrasse, in effetti ricambiò la stretta, lasciando che le loro dita si intrecciassero.

"Lo so... ti dispiace. Non volevo dire che..."

Si bloccò. La fissò. Uno, due secondi. L'unico rumore era Joe che picchiettava la forchetta sul piatto. Poi, Luka le sorrise: "In verità io non ho detto niente", e questo, cari amici miei, vuol dire che qualcuno sta imparando di nuovo a capire cosa sto pensando. Che non è assolutamente male. Anzi...

Lei ricambiò il sorriso. La cosa bella di Luka era sicuramente riuscire a capovolgere una situazione in pochi istanti, il modo in cui sembrava voler dire una cosa, ma poi parlava di tutt'altro.

"Acqua?", lui reggeva la bottiglia, inclinandola verso di lei.

"Grazie", lui le versò il liquido trasparente. Una goccia cadde sulla tovaglia.

"Finito!", Joe urlò felice, mostrando il piatto vuoto. Abby e Luka non poterono evitare di ridere quando notarono che gran parte del sugo era passato dal piatto al viso del bambino.

"Non esattamente un piccolo Lord"

Abby sollevò il figlio dal seggiolone, dopo averlo pulito alla bell'è meglio: "Lo porto di sopra un attimo...", intercettò lo sguardo malinconico di Luka, "... vuoi farlo tu?"

I suoi occhi si illuminarono: "Sì", sparì con Joe.

Nel frattempo, Abby iniziò a sparecchiare qualcosa. Luka aveva mangiato tutto quello che lei gli aveva servito, e lei ne fu contenta. Mise i piatti nel lavandino rendendosi conto che non voleva che lui se ne andasse. Doveva trovare un modo per farlo restare. Aveva bisogno di lui.

Lo sentì parlottare con Joe, mentre scendeva le scale.

"Mi piacerebbe che mio figlio sapesse parlare anche l'inglese, sai, oltre al croato"

"Ma lui parla anche l'inglese...", la fissò, "... tu potresti imparare il croato"

Lei non gli rispose, limitando a pensare a quanto poco le piacessero le lingue straniere quando andava a scuola. non ci era portata. E figurati se non dovevo inamorarmi di un croato... non mi smentisco mai.

"Vuoi un caffè?"

Luka appoggiò Joe sul tappeto. "No, grazie... ho smesso di berlo"

Lei aggrottò le sopracciglia: "Non bevi più caffè?"

Luka scosse la testa.

"E perché?"

Scrollò le spalle: "Cerco di capire com'è la mia vita senza"

"Io però un caffè me lo prendo. Posso?"

"Naturalmente"

"Mi lasci la tua brodaglia turca?"

"Ciò che è mio è tuo, lo sai", la frase quasi gli morì in gola. Erano bastate poche battute innocenti per mettere da parte ciò che lo stava disintegrando. Il fatto era che si stava trovando bene, lì con lei, a casa sua. E non voleva che tutto finisse. Accidenti, lui l'amava. Anche dopo tutto quello che era successo.

Silenzio.

"Sicuro, sicuro?"

"Non tentarmi, ti prego...", la guardò, lo sguardo non del tutto indecifrabile.

Abby attenta. Piccoli passi. Cosa faresti se lui adesso ti stuzzicasse con una birra? Se ti chiedesse se non ne vuoi bere una? Nah... non lo farebbe mai... lui...

"Hai smesso di bere caffè per me? Per capire come... come si sta?"

"È un tentativo... in verità non bevo nemmeno più alcolici"

Lei si bloccò a metà, dimenticandosi del caffè: "Oh, Luka... io non ti avrei mai chiesto, lo sai..."

"Lo so. È una cosa che sto facendo io, riesci a capirlo? O devo avere sempre il tuo permesso per qualunque cosa? Voglio capire, capire cos'è successo... ne ho bisogno"

Lei si allontanò dai fornelli per sedersi sul divano. Joe si era addormentato. Lo prese in braccio.

"Lo porto a letto. Mi aspetti un attimo?"

Lui annuì impercettibilmente.

Una volta solo, Luka si guardò attorno con calma: non era cambiato nulla, c'erano ancora le loro cose come le avevano lasciate. c'era ancora la sua presenza. Lei non aveva cercato di cancellarlo dalla sua vita. Si avvicnò alla foto che li ritraeva sorridenti con in braccio Joe, la foto che Ames aveva usato per appoggiare il suo bicchiere di bourbon.

Bourbon... un altro geniale errore di Luka Kovac. Sei un idiota, uno stupido, non capisci nulla. E adesso? Vuoi, di nuovo, buttare via
tutto? Vuoi litigare ancora? Vuoi tornare, per sempre, nel tuo misero
appartamento da scapolo? Con quella tua insopportabile vicina di casa?

"A che pensi?"

Lui sobbalzò. Non l'aveva sentita tornare: "Stavo pensando che non mi va di rovinare la cena. Alla fine non stavano andando molto male, no? Quindi, se non ti dispiace, possiamo non parlarne più?"

"Ok... se è questo che vuoi...", brava Abby. Spazio. Lascialo parlare se ne ha voglia, non costringerlo.

Rimasero in silenzio. Abby si sedette ancora sul divano. Lui si spostò vicino alla finestra.

"Ma io voglio parlarne, in verità! Non sei tu... sono io. Non so cosa fare, cosa dirti, come comportarmi... mi sembra di avere perso quello che avevamo. Ho sempre paura di dirti la cosa sbagliata... e se poi tu ci stai male? Sai... è come un lutto... però tu ci sei ancora e io non so... sei tu? Sei una persona diversa? Siamo diversi? Tu mi ami ancora?"

Lei fece per rispondere, ma lui la bloccò con un gesto della mano: "Non dirmi nulla. Potrei non sopportarlo. Non stasera, almeno"

Si avvicinò alla porta: "Grazie per la cena. Sei stata gentile. Ma ora è meglio che vada"

Lei lo raggiunse con un balzò, prima che lui potesse sparire nel corridoio. Lo bloccò sullo stipite: "Luka..."

Si fissarono, per un attimo interminabile. Lui ci vide qualcosa, in quello sguardo. Qualcosa che non vedeva da molto tempo. Era sua moglie. E lei lo amava. Lo capiva. Era ovvio, palese. e non avevano bisogno di parlarne. Perché non ce n'era stato mai bisogno. Non erano cambiati. O forse, un pochino sì, ma lo avevano fatto nel modo giusto. Erano più forti, adesso. e nulla l'avrebbe cambiato.

"... resta"

Le accarezzò una guancia con tutta la dolcezza di cui era capace. Chiuse gli occhi. Quando lì riaprì lei era ancora lì, sempre bellissima e sempre sua.

Accennò un sorriso ed entrò, chiudendosi la porta alle spalle. Restò. Che altro poteva fare?
Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot
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