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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 14: Due giorni dopo

È finita. Grazie a chi ha letto.



Capitolo 14. Due giorni dopo



Nei giorni successivi al
ricovero del detective Don Flack, medici ed infermiere si erano abituati al
capannello costante di poliziotti fermo pazientemente davanti alla camera numero
520. Ad essere sinceri, il dottor Stone trovava la cosa del tutto normale; suo
cugino era un poliziotto, quindi era perfettamente a conoscenza del rapporto
quasi possessivo che si instaurava tra di loro. Le regole ospedaliere, però, non
si potevano infrangere completamente: il detective era ancora troppo debole per
ricevere tutte le persone che avrebbero voluto fargli visita e, perciò, Stone si
era trovato a specificare più di una volta che erano ammessi nella stanza solo i
parenti stretti.


Con pochissime eccezioni.
All'alba del secondo giorno di ricovero, Mac sedeva sulla poltrona che
un'infermiera gentile aveva portato nella stanza. Taylor era riuscito a
convincere Samantha ad andare a riposare un po'; sarebbe stato lui in ospedale a
tenere d'occhio il fratello. Non che Flack rischiasse la vita con tutti quei
medici che gli giravano intorno, ma Mac non voleva lasciarlo solo; riteneva che
quelle maledette venti ore passate con Grieg fossero state più che
sufficienti.


Mac, con gli occhi mezzo
chiusi – non esattamente addormentato, ma nemmeno sveglio del tutto – teneva una
mano sopra quella inerme e tiepida di Don che non si era ancora svegliato. I
medici avevano rassicurato tutti più volte: era normale che dormisse così a
lungo, bisognava tenere conto della situazione di deperimento e stress che aveva
sconvolto il suo organismo, ed in più, gli erano stati somministrati diversi
antidolorifici e tranquillanti. Il suo fisico aveva solo bisogno di
riposo. Eppure Mac sapeva che si sarebbe sentito tranquillo del tutto solo
quando avesse visto l'amico sveglio.


Flack si sentì sollevare dal
torpore molto lentamente. Era come essere sott'acqua e trovarsi a risalire verso
la superficie, senza fretta, nuotando verso la luce tenue con dolcezza. Cercò di
aprire gli occhi, ma non successe nulla.
Strano.
Riprovò di nuovo, non
avrebbe dovuto avere difficoltà, era un gesto automatico che aveva fatto
miliardi di volte. Nulla. Era frustrante, oltre che spaventoso, e gli scappò un
gemito.


Don?”, c'era qualcuno alla
sua sinistra. La cosa sconcertante era il tono preoccupato con cui questa
persona stava parlando. Pochissimi secondi dopo, Flack sentì una mano calda
stringersi attorno alla sua. Cercò di ricambiare la stretta, ma si sentiva le
dita anestetizzate.


Mac?”, flebile e rauca, non
sembrava nemmeno la sua voce.


Sta diventando una brutta
abitudine, questa. Vediamo di smetterla, eh?”, ma non c'era rimprovero nella
voce dell'uomo, solo affetto. E sollievo.


Flack si stava lentamente
ricordando di quanto accadutogli. Il suo ultimo ricordo coerente era stato
proprio Taylor che urlava
polizia! spalancando la porta del
container. Quello, e la dolcissima sensazione di essere in salvo, circondato dai
suoi amici.


So-sono vivo?” Mac dovette
sporgersi leggermente in avanti per sentire l'amico. Trattenne un sorriso: “Più
o meno. Sei in ospedale. Andrà tutto bene”, si affrettò ad aggiungere. Ci
sarebbe voluto del tempo, il dottor Stone era stato chiaro, ma tutto si sarebbe
sistemato.


Grieg?”, Don deglutì
rumorosamente. Si sentiva la bocca foderata di carta vetrata.


Non preoccuparti per lui”,
Mac ribatté un po' freddamente, “Non potrà più farti del male”


Flack rimase in silenzio
per assorbire al meglio quanto detto. Poi decise che era arrivato il momento per
l'altra cosa che lo disturbava: “Non riesco... a...”, si fermò, titubante. Dirlo
ad alta voce era renderlo reale. E lui non voleva sembrare debole. Il collega
aumentò la stretta confortante. Va tutto bene, so che non
sei un debole.
“... non... gli occhi, io...”, non riuscì a non suonare
terrorizzato.


Tranquillo”, Mac si sbrigò
ad intervenire, “la vista è a posto. Hai soltanto gli occhi gonfi e lividi. È
per quello che non riesci ad aprirli”, decise di continuare a spiegargli le sue
condizioni di salute, almeno gli avrebbe impedito di parlare troppo e sforzarsi
eccessivamente, “Anche per le mani, se le senti strane, è normale. Non ti sei
definitivamente scarnificato i polsi creandoti un danno neurologico permanente.
Ti rimetterai”. Flack ricordò il metallo delle manette che gli stringeva la
carne, penetrandola.


Guarirai. Sei un po' messo
male, al momento, ma, in men che non si dica, tornerai quello di sempre. Ti vedo
già mentre insegui i delinquenti lungo le strade...”


Don si sentì rassicurato
dalle parole del collega, “Sono qui da molto?”


"Un paio di giorni... ti sei fatto un bel sonnellino", Mac
voleva tenere l'atmosfera più leggera possibile.


Flack rifletté: non poteva credere di aver dormito per due
giorni consecutivi. "Voglio andare a casa...", era innegabile. Detestava gli
ospedali ed il loro universo fatto di visite, orari prestabiliti e
dolore.


Mac lo capiva alla
perfezione: “Lo so, Don. Ma anche a stare qui ci sono dei piccoli lati positivi.
So già per certo che Jo e Lindsay stanno progettando piani ingegnosi per
introdurre cibarie illegali", concluse con tono amabile.


Il pensiero delle due donne
riempì Don di pace e le labbra gli si incurvarono in un sorriso, che diventò una
smorfia di dolore nel giro di un secondo, non appena il naso fratturato e le
labbra spaccate protestarono per il movimento improvviso.


Già... credo che per i
prossimi giorni dovrai cercare di essere il più possibile inespressivo. Ed è per
questo che non c'è quel buontempone di Danny”


Danny. Dovevamo giocare a basket. “È stato lui,
vero...?”, anche parlare era faticoso.


Si è insospettito quando
non ti ha visto arrivare ed è andato a casa tua. All'inizio pensava che avessi
trovato compagnia...”, Mac si bloccò, temendo di avere detto troppo. Stava
pensando alla fotografia in camera da letto.


Tipico di Messer. Appena esco di qui... Flack fece un
piccolo sospiro, cercando una posizione più comoda. Si stava stancando
rapidamente.


Dovresti riposare”, Mac
commentò con fermezza, “Avremo tempo per parlare quando ti sentirai meglio.
Se ti addormenti adesso, magari quando arriva tua madre sarai ancora
sveglio”


L'idea di avere accanto sua
madre era molto allettante. Non disse nulla, stava lentamente scivolando verso
l'oscurità confortante del sonno. Mac se ne accorse e gli posò una mano sulla
fronte, cercando di evitare lividi e tagli. “Dormi. Io starò qui ancora un
po'”


Flack fece un ultimo sforzo
prima di crollare; recuperò la voce e cercò di renderla il più stabile
possibile: “Grazie”, girò il viso verso il pollice dell'amico che gli stava
accarezzando un sopracciglio. Mac non disse nulla: sapeva che Don si era
addormentato. Ed era giusto così. Si appoggiò allo schienale della poltrona ed
osservò l'amico per qualche minuto, studiando il suo petto che si alzava ed
abbassava con regolarità: sì, si sarebbe sistemato tutto. E Mac sorrise.

Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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