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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 11: Ora



Capitolo 11: Ora

La porta del container si spalancò senza preavviso. Flack sobbalzò sulla sedia, il cuore preda di un battito impazzito. Grieg si avvicinò velocemente, schiumando di rabbia. Si fermò a pochi passi da Don, osservandolo con cattiveria.

Sono stati a casa mia! Quegli impiccioni bastardi dei tuoi colleghi! Nella mia casa, a frugare tra le mie cose!”, cominciò a camminare avanti ed indietro, passandosi le mani tra i capelli. “E così hanno scoperto...”

Chi sei, Carl?”, terminò il detective, recuperando la voce. Bravi, ragazzi!

L'altro si bloccò e guardò il suo prigioniero con odio: “Già, ma caro il mio detective, non sono chi pensi tu. Non sono Carl... sono Thomas”

Don spalancò gli occhi: non se l'era aspettato. Un gemello? Cosa?!

Siamo fratelli e lui era quello in carcere. Era perché una settimana fa si è ucciso”, Flack deglutì, “Si è ucciso perché lui non c'entrava nulla!”

Abbiamo arrestato il fratello sbagliato? Ma se così è stato perché Thomas non si è fatto avanti? Perché non abbiamo scoperto che erano due?

Perché siete stati stupidi ed imprecisi. Stabilì il Sergente Istruttore.

Vuoi dire che non è stato Carl a fare del male a quelle ragazze?”, fare del male? Cos'è? Adesso fai il gentile e comprensivo?

No, odiato Sergente Istruttore, adesso cerco solo di sopravvivere. E non ascolterò più una singola parola proveniente da te.

Grieg grugnì, facendo un gesto con la mano: “Macché... vali davvero poco poco poliziotto... Carl ha fatto del male alle ragazze, l'abbiamo fatto entrambi. Ma l'idea è stata mia. Il fatto è che io e lui siamo sempre stati interscambiabili. Fin da bambini. I nostri genitori pensavano che i gemelli identici fossero un segno del Diavolo e quindi ci trattavano come un bambino solo. A scuola andavamo a turno. E i nostri amici pensavano fossimo uno solo. Abbiamo sempre vissuto così. È stato divertente. Ma poi tu hai arrestato Carl... ed adesso lui è morto. Sapevo che ti odiava, che aveva giurato di vendicarsi. Come avrei potuto non portare a termine quello che lui aveva chiesto? I suoi desideri sono sempre stati anche i miei”

Thomas si zittì, abbassando lo sguardo, contrito. A Flack girava la testa: era tutto troppo da sopportare. Come avrebbe potuto, lui da solo, fermare un uomo così devastato e rabbioso? Però adesso hanno un nome e sicuramente troveranno il posto in cui sono prigioniero. È solo questione di tempo, tempo che spero di avere. Forza, ragazzi, io terrò duro quanto possibile, ma voi trovate la prova che vi porterà qui.

Quasi sentendo i suoi pensieri, la testa di Thomas scattò verso l'alto ed i suoi occhi pieni di rabbia si fissarono in quelli di Don. Gli si avvicinò di nuovo, minaccioso: “E tu? Hai qualcuno che ti vuole bene, lì fuori?”

Certo che sì, ma non lo dirò a te. Rivide le facce di sua sorella, dei suoi genitori, dei suoi amici. Nessuno di loro avrebbe mai sofferto a causa sua, perché lui era stato debole. Mai.

Chissà come si sentirebbero se ti trovassero com'è stato trovato mio fratello... Chissà cosa proverebbero se capissero di essere arrivati un secondo troppo tardi? Quanto tempo ci vuole perché un essere umano si dissangui? Potremmo scoprirlo insieme. Ma prima...”

Flack si rese conto di essere stato colpito prima di vedere il movimento di Thomas: un dolore lancinante esplose al centro dei suoi occhi, mentre il setto nasale cedeva con un spiacevole crack. Il sangue cominciò subito a fluire, caldo e copioso, inondandogli labbra e mento, costringendolo ad inghiottirne una parte mentre apriva la bocca per respirare. Stava cercando di rifiatare quando Thomas lo colpì ancora, proprio sotto il mento; il pugno gli chiuse la bocca con forza e Flack si morse la lingua, causandosi un brutto taglio. Sto affogando, aiuto! Cercò di sputare, ma la parte bassa del suo viso sembrava non voler rispondere a nessun comando. Con gli occhi lacrimanti e socchiusi, tentava disperatamente di trarre boccate d'ossigeno tra una scarica di dolore e l'altra. Il terzo colpo - un calcio - lo raggiunse con precisione alla bocca dello stomaco. Dalle sua labbra spaccate uscì un gemito malsano, una sorta di rutto liquido. Mi ammazza! Qui e ora, prendendomi a calci e pugni! Prima o poi troverà un punto vitale e sarà la fine. Flack cercava di ritrovare lucidità ed equilibrio, ma il suo cervello sembrava reagire solo al dolore che si era impossessato di lui. Oltre al male acuto a naso, occhi e labbra, sentiva lo stomaco agitarsi sotto le spinte della nausea che minacciava di fargli rigettare quella poca acqua che era riuscito a trangugiare. Dopo quella che sembrò un'eternità, ma che in verità erano solo pochissimi minuti, Flack si accorse che l'altro aveva smesso di colpirlo. Riuscì ad aprire gli occhi quel tanto che bastava per vedere Thomas che lo fissava, un po' svogliatamente, il che era assurdo, per valutare le sue reazioni. Flack notò le nocche di Thomas macchiate dal suo sangue. La vista non migliorò la nausea. Respirò a fondo, a bocca aperta, e riuscendo a sputare l'eccesso di saliva e sangue sul pavimento. Quello non è uno dei miei denti, vero?

Oh, Mister Sorriso ha perso un dentino! Sarà un dramma per il tuo Fan Club! Ma sono sicuro che la tua assicurazione sanitaria copre qualunque cosa, vero?”, si accovacciò davanti a lui, reggendogli la testa per i capelli e graffiandogli il cuoio capelluto: “Sempre che tu abbia ancora tempo di usarla... sottoterra nessuno vedrà che ti manca un dente”, scoppiò in una risata sadica, senza smettere di tirargli i capelli. Flack lo guardò attraverso la cortina di dolore e, spinto dalla rabbia, gli sputò in faccia. Lo sputo, un misto di muco, sangue e saliva, colpì Grieg in pieno viso, proprio sotto dello zigomo. Thomas bestemmiò, disgustato ed offeso, ed afferrò Flack per il mento, stringendogli la mascella, impedendogli quasi di respirare: “Ti credi un campione, eh? Vediamo adesso chi vince”, mollò la presa; la testa di Don crollò in avanti, come se il collo non potesse più reggerne il peso. Mentre Thomas frugava ancora nella borsa, il detective cercò di calmarsi e di fermare il tremolio che scuoteva il suo corpo senza pietà. Il dolore era un sottofondo disturbante, una frequenza capace di farlo impazzire.

Mi sono informato: so che sei rimasto coinvolto in un'esplosione, anni fa”, Grieg si inserì nella frequenza del dolore, la voce come unghie a grattare una lavagna. “Be', se quello che ho scoperto è corretto, dovresti avere una cicatrice qui”, velocemente, si chinò in avanti, tagliando con un coltellaccio la maglietta di Flack. Il detective si sentì esposto e vulnerabile, sul punto di cedere.

Ah-ah! Eccola!”, Thomas passò un dito sul tessuto irregolare e ruvido, mentre Don sobbalzava, cercando di sottrarsi, “È brutta. Orribile. Deturpante. Peccato, un bel ragazzo come te... ma ho la soluzione”, avvicinò la lama alla carne, spingendo un pochino. Una goccia di sangue scuro corse giù verso l'ombelico. Flack gemette, mordendosi le labbra e chiudendo gli occhi. “Potrei tagliarla via, sai? Togliere questa brutta pelle rovinata, così come tolgo le squame ai miei pesci... proviamo?”, glielo chiese con allegria, come se si trattasse di una sfida divertente.

Flack non disse nulla, ma sollevò gli occhi tumefatti al cielo. Thomas non poteva saperlo, ma stava pregando che qualcuno arrivasse; era impossibile da credere, ma non aveva ancora perso la speranza di uscire da quel container vivo.


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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