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[ER] - L'incubo è giallo

Titolo: L'incubo è giallo
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/ Abby Lockhart
Prompt: 013: Giallo@ [info]fanfic100_ita
Rating: Giallo
Set In Time: puntata 14x14: Owner Of A Broken Heart (Abby in riabilitazione, Luka a Chicago in visita)
Note: Nella fiction si fa riferimento ad un racconto di S. King, 1408, contenuto nella raccolta Tutto è fatidico
Disclaimer: Non possiedo nulla e nessuno. Questo fa sì che io non ci guadagni nulla
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html



L'incubo è giallo

Il giallo gli dava la nausea. Non poteva farci niente. In verità molte cose gli davano la nausea in quel momento, ma le pareti gialle delle stanza di Joe, il nostro unico bambino, erano in netto vantaggio su tutto il resto.

Fosse stato per lui, avrebbe preso un bel barattolo di vernice, ma di quelli grossi e pesanti, e l'avrebbe rovesciato sulle pareti per coprire tutto. Nere, le farei. Come dipingerei di nero qualunque cosa, ora. Ma non poteva. E no, poi come lo spiego ad Abby? Scusa, ma mentre tu eri in riabilitazione io non ne ho potuto più e ho rovinato il nostro appartamento? Perdonami, ma ho dato fuori di matto? Inclinò la testa di lato, socchiudendo gli occhi. Ripensò alla visita che le aveva fatto, alle parole di Janet. Nessuno mi dice mai niente ed io sto qui pure a trovare delle giustificazioni. Le starebbe solo bene se rovinassi queste belle pareti gialle.

Ma la parte comprensiva e razionale di lui, quella che in quel momento era nascosta, sapeva che non poteva farlo; sapeva che l'aveva già ferita a sufficienza. Sapeva di amarla troppo per vederla così, ancora.

Toccò una parete, chiudendo gli occhi.

"Alla fine ho scelto il giallo, perché non sappiamo ancora se sarà celeste o rosa"

Le mani di lei a carezzare i suoi capelli ed il suo pancione così bello ed accogliente. Circa un anno e mezzo prima.

Le ore che ho passato qui dentro, la notte, mentre ero insonne, a dipingere le pareti gialle, felice in fondo, perché le stavo facendo una sorpresa. E mi immaginavo, aspirando i fumi della vernice, quello che avremmo avuto, mi immaginavo un neonato a dormire in quella culla, me lo vedevo con i pugnetti chiusi a sognare, sereno, nella sua stanzetta dalle pareti di sole. E adesso cosa ho, invece?

Un figlio solo in Croazia, con gli zii. Una moglie alcolizzata in riabilitazione. E una stupida stanza gialla piena di tristezza.

Perfetto.

Lasciò correre un po' il pensiero, e fu ancora peggio, perché lui era un medico, e certe associazioni gli venivano istantanee.

Giallo.

Problemi epatici.

Cirrosi.

Malattia da alcolisti.

Bingo.

Le avrebbe prese a pugni, o meglio a testate, quelle pareti, ci si sarebbe spaccato la testa contro, così poi sarebbero state rosse di sangue e sarebbe stato meglio, molto meglio, perché lui non voleva vedere, non ce la faceva più, non poteva tornare in Croazia ed affrontare suo fratello ed il suo sguardo accusatorio e giudice, e non poteva nemmeno tornare da lei, perché l'avrebbe ferita ancora, ma non poteva neanche abbandonare Joe perché che padre era altrimenti?

Lo sai che padre sei, non te ne sei già andato a fare provviste anni fa, lasciando la tua famiglia indietro?

La nausea aumentò e l'idea di frantumarsi la scatola cranica contro il muro fu davvero attraente. Per qualche secondo almeno. Si vedeva, addirittura, a farlo. Luka, ma che cazzo stai pensando? Piantala immediatamente! Eccola, di nuovo, la parte razionale. Che, in maniera un po' inquietante, aveva la voce di Abby. Perché lei, tutto sommato, era razionale. E ponderava le cose, calcolando i rischi, e se voleva qualcosa se lo prendeva. E lui l'amava per questo. E per mille altri motivi.

Lei sarebbe stata l'unica con cui avrei potuto pensare di avere dei figli. Coscientemente. Volutamente, Cercandoli. E non gliel'aveva mai detto.

Sapeva che stare in quella stanza peggiorava la situazione, ma era voglioso di farsi del male. Gli tornò in mente un racconto si Stephen King in cui uno scrittore si rinchiudeva in una stanza d'albergo stregata e lì incontrava tutti i fantasmi, sia quelli della stanza, che i suoi personali. Sbaglio o anche lì c'era qualcosa dipinto di un giallo nauseante?

Deglutì nervosamente.

"Alla fine ho scelto il giallo, perché non sappiamo ancora se sarà celeste o rosa"

Celeste o rosa.

Celeste o rosa.

Celeste o rosa.

Come una roulette al casino. Una roulette impazzita. Con il rosa e l'azzurro al posto del rosso e del nero. E una bella teserina gialla al posto dello zero. E, a saltare tra i numeri, la loro vita, la loro famiglia. Rappresentata da una bottiglia di vodka.

Spalancò gli occhi con decisione, sopprimendo un urlo. Si guardò intorno, un po' confuso. Ho bisogno di dormire, ma di farmi un bel sonno. Che darei per avere Abby, la mia Abby, qui adesso e poter dormire con lei, di là, nella nostra camera da letto.

Sospirò, asciugandosi la fronte sudata.

Non ce l'avrebbe fatta a passare la notte lì. Lentamente, uscì dalla stanza di Joe e spense la luce. Le pareti gialle sembrarono fargli una sorta di occhiolino perverso. Fu sul pianerottolo in men che non si dica. Chiuse la porta a chiave e prese il cellulare. Aveva una camera d'albergo da prenotare.






In più, oggi è il 18 novembre. Come sempre, un pensierino a Vukovar:


Croci e bandiere Vukovar




Tags: character: luka kovac, cities, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot, pairing: luby, ricorrenze
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