drk_cookie (drk_cookie) wrote,
drk_cookie
drk_cookie

  • Mood:
  • Music:

[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 09: Ora

Oh yeah, Mr Obama...



Capitolo 09: Ora

Il benessere causato dall'acqua fu più che momentaneo. In breve tempo, i vestiti umidi ed i capelli bagnati abbassarono la sua temperatura corporea e Flack si trovò a combattere contro i brividi. Prima la sete, adesso il freddo, quest'uomo mi vuole morto. E vuole che sia una morte lenta e dolorosa. Sapeva che avrebbe potuto riuscirci. Non c'erano molte probabilità che riuscisse a liberarsi, e si stava indebolendo sempre di più. Era stanco ed intontito, la testa pulsava in sincronia ad ogni tremito, i polsi e le braccia, escluse saltuarie stilettate dolorose, erano quasi insensibili, e la gola si stava inaridendo di nuovo.

Non pensare a te stesso, concentrati su qualcos'altro, ti aiuterà a passare il tempo. Il suggerimento di Mac era buono e Flack decise di seguirlo. Ad esempio, io quel tizio l'ho già visto. Non è solo perché ha una faccia comune, è perché l'ho già incontrato, ma dove? La voce, dal timbro così rauco e priva del tipico accento di New York, l'ho ho già sentita, ne sono sicuro.

Chiuse gli occhi, cercando di rimandare a mente il volto dell'uomo.

Le catturava, le violentava, le torturava brutalmente, le guardava morire. Poi infilava loro un amo in gola. Era la sua firma. Ed era disgustoso. Nella sua carriera, Flack aveva visto molte cose orribili, ma quella stava scalando rapidamente posti in classifica; forse perché le vittime predilette dal maniaco erano giovani donne sui trentanni con capelli ed occhi scuri. Anzi, era sicuramente per quello. C'erano state quattro vittime, prima che "Il Pescatore”, come la stampa lo aveva definito, venisse arrestato. Alla fine, la scientifica aveva trovato una traccia di DNA maschile in cui c'erano minimi resti di squame di pesce. Il pesce in questione, una particolare razza di barracuda, si vendeva esclusivamente su un banco del Mercato Ittico. Carl Grieg, il proprietario, aveva dichiarato di non saperne nulla, ma si era dimostrato poco collaborativo. Ci era voluto un mandato per poter prelevare un campione di DNA all'uomo. Ed il campione corrispondeva alla perfezione. Arrestare Carl Grieg era stata una grande soddisfazione per Don, anche se non riusciva a smettere di pensare al dolore che l'assassino aveva causato. L'aveva condotto personalmente in Centrale, l'aveva interrogato con gusto ed aveva goduto nel vederlo crollare lentamente. La sera della confessione si era ritrovato insieme agli amici per bere qualcosa e, come sempre, aveva dedicato un brindisi muto e solitario alle vittime.

Si svegliò di soprassalto, scioccato di non essersi nemmeno accorto di essersi addormentato e strattonando dolorosamente le manette. Non fosse stato bloccato sulla sedia, sarebbe senz'altro caduto in avanti. Carl Grieg! Il problema era che l'uomo era in carcere e che ci sarebbe dovuto stare fino alla fine della sua vita, visto che il giudice non si era lasciato intenerire dall'avvocato difensore condannnandolo all'ergastolo. Che sia evaso? Ma perché non sono stato avvisato? Era consuetudine che Flack venisse contattato se un killer del genere riusciva a scappare. Considerando che mi ha urlato che si sarebbe vendicato se mai ne avesse avuta la possibilità. Ok, riflettiamo: cosa so di lui?

Di Grieg non si sapeva molto. Era sempre stato un solitario, praticamente senza amici. Originario dell'Oregon, si era stabilito a Manhattan quattro anni prima. Era un pescatore, marinaio nel profondo, e non amava la compagnia. Era stato difficile arrivare a lui, perché non gli importava passare inosservato; anzi, era proprio il suo punto di forza. Viveva in uno squallido monolocale in periferia, da solo. E portava le sue vittime in un capannone del porto. Ma quel capannone era stato sequestrato.

Eppure c'era qualcosa che non tornava. Era come un puzzle in cui era stato inserito un pezzo sbagliato. Ci fosse qui Adam, riuscirebbe a risolvere il problema... Don era un po' sconcertato dal fatto che i suoi amici gli tornassero in mente così spesso. Non che fosse una cosa brutta, ma era... strano. Ora che era solo in quel container, in mano ad un assassino terribile, Flack capiva che, durante gli anni, si era legato in modo indissolubile alle persone con cui lavorava. Un'ondata di depressione calò su di lui, lasciandolo senza fiato. Se fosse morto, e non era una possibilità troppo remota, non avrebbe potuto dire loro addio. Pensò a Mac, a quanto era andato vicino a perderlo a maggio, a quante cose avrebbe voluto confidargli e non era ancora riuscito a farlo. Be', se gli confessi di avermi ammazzato e poi tiri le cuoia, non ti fai nemmeno un secondo di prigione. Simon Cade, o quella che immaginava fosse stata la sua voce se lo avesse lasciato parlare. Forse, dopo tutto, c'è giustizia. Se morirai qui, per la mano di Grieg, io riderò come un matto. Sarà la mia vendetta.

Era quasi giusto, ma Flack non voleva. No, lui non voleva morire. Io non voglio, io voglio uscire da qui, voglio tornarmene a casa a finirmi la mia birra. Si sentiva vicino alle lacrime, e sapeva che era infantile, ma scoprire con chi avesse a che fare l'aveva inquietato nel profondo. Era innegabile. Lui aveva visto cos'era stato capace di fare a quelle ragazze.

Io voglio andarmene da qui. Voglio uscire con Danny ed andare ad una partita di basket; voglio prendere in giro Jo per quei suoi stupidi post-it che lascia ovunque; voglio fare da baby sitter a Lucy, con Lindsay che mi ricopre di raccomandazioni; voglio ascoltare una delle storie da brivido di Sid o una spiegazione interminabile di Hawkes; voglio vedere cosa combinerà Mac con Christine; voglio esserci quando mia sorella realizzarà i suoi sogni e sarà finalmente felice; voglio incontrare qualcuno ed innamorarmi di nuovo, perché non è giusto. Non. È. Giusto.

Tirò su con il naso, singhiozzando. Doveva liberarsi. Era un imperativo. A costo di scorticarsi via la pelle. Lottò per qualche istante con le manette, sentendo il sangue che scivolava lungo i polsi. Il liquido scuro faceva scorrere meglio il metallo lungo la carne, ma l'osso del polso – scafoide, caro amico mio, sussurrò Hawkes – bloccava le manette. Provò ancora un paio di volte, ma si arrese: poteva sbucciarsi via la pelle, ed aveva il sospetto di essere già sulla buona strada, ma di certo non poteva tagliarsi via un osso.

Pensò all'ultima volta in cui era stato ammanettato. Un mezzo sorriso malinconico graziò il suo volto mentre rivedeva lo sguardo furbo di Jess sopra di lui. Era un tempo in cui tutto era sembrato facile e divertente. Non c'era caso veramente difficile e spaventoso se poteva tornare a casa da lei la sera. Non c'era incubo se poteva essere accolto nelle sue braccia. Ti amo, piccola, ti amo ancora così tanto.

Allora, per l'amore che provi per me, non mollare. Promettimi che terrai duro.

Era la prima volta che sentiva la sua voce. E la tessera errata del puzzle si aggiustò: Carl Grieg non aveva i baffi. E per farseli crescere così curati ci voleva tempo e pazienza. E poi 'sto tizio conosce tutte le mie abitudini. Da quanto tempo dovrebbe essere evaso? Impossibile sia lui. Eppure la descrizione corrsipondeva. E se fosse lui senza esserlo? Chiese cripticamente Mac.



Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

    Your IP address will be recorded 

  • 0 comments