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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 07: Ora



Capitolo 07: Ora

E così, tu e Stella avete pensato che non potessero esserci problemi considerando che il tizio che stavate cercando di incastrare l'aveva aggredita alle spalle...”, Flack era molto contrariato. Ed anche preoccupato.

Lo so! A parlarne sembra una cosa così stupida... ma, all'inizio, non sapevo che Mac avesse proibito a Stella di indagare; me l'ha detto solo dopo”, Jess detestava il tono un po' implorante che stava uscendo dalla sua bocca.

Ed ormai era tardi per te tirarti indietro, vero?”, Don le si era avvicinato, esitante. Fosse stata una semplice questione tra detective sapeva cosa avrebbe dovuto fare, ma con Jess... “Mi preoccupa il fatto che hai messo così a rischio la tua vita senza avvisare nessuno. Se ti fosse successo qualcosa...”, lo mormorò a bassa voce. Era quanto più vicino fosse mai stato ad esprimere i sentimenti che provava per lei e la cosa lo turbò, “... anche se devo ammettere che l'immagine di te mentre rinchiudi Kolovos in un container e lo spedici in Grecia è molto sexy”

Lei gli sorrise: “Se vuoi, posso farlo anche con te...”

Aprì gli occhi, scuotendosi come per svegliarsi da un incubo. Peccato che l'incubo fosse quello in cui si trovava da sveglio. Gli si erano addormentate spalle e braccia. Flack cercò di muoverle ruotandole piano per sciogliere parte della tensione. Un lungo e doloroso crampo tramutò i muscoli in cemento solidificato. Don si morse con forza le labbra per non emettere suoni, ma un debole gemito riuscì, comunque, a sfuggirgli. Chiuse di nuovo gli occhi, concentrandosi sulla respirazione. Inspira... respira... inspira... respira... La voce preoccupata e materna di Jo lo aiutò a ritrovare un certo equilibrio, anche se i muscoli erano ancora contratti e poteva sentire sudore freddo colargli lungo la schiena.

Rabdomiolisi, i muscoli della vostra vittima sono stati, a lungo, costretti ad una posizione di contrazione. Non è la causa del decesso, ma, di certo, non lo ha aiutato. Il tono pacato di Sid sussurrò a tradimento.

In un giorno qualunque, Flack sarebbe stato felice di pescare una risposta così scientifica nella sua testa. Nel suo piccolo, era orgoglioso di se stesso quando si ricordava qualcosa che qualcuno dei suoi colleghi gli aveva precedentemente spiegato. Lo faceva sentire meno stupido. In un giorno qualunque, ma non in quello. E, comunque, è solo una nozione come un'altra. È troppo presto perché mi succeda una cosa del genere, vero? Nessuna risposta consolante. D'altronde, non che se la aspettasse.

Ripensò al sogno che stava facendo: la sera di quella discussione si era conclusa in un modo estremamente piacevole che non prevedeva imprigionamenti e deportazioni. E lui, poi, non aveva più pensato al fatto che potesse perdere Jess. Idiota! E, adesso, lei non c'è più, però, consolati, hai il tuo bel container a tenerti compagnia. Ah! Flack si domandò, e non per la prima volta, come fosse riuscito a sopravvivere all'Accademia ed al suo crudele Sergente Istruttore.

Ma qualunque altro pensiero futile sulla rabdomiolisi o l'Accademia fu spazzato via dall'aprirsi rumoroso della porta. Un fascio di luce abbagliante innondò lo spazio e Flack strizzò gli occhi, imprecando a mezza voce a causa della stilettata di dolore al centro della sua testa. L'uomo chiuse la porta alle sue spalle e cominciò una studiata camminata verso Flack. Cos'è? Crede di essere un modello durante una sfilata? Ma sapeva che lo stava facendo per innervosirlo. Era una tecnica standard persino in polizia. E funziona, ha sempre funzionato e sempre sarà così. Il detective deglutì e la sua gola gli ricordò che era molto molto arida e necessitava di acqua.

Finalmente l'altro gli fu davanti. Flack lo guardò direttamente in viso, cercando una risposta e, allo stesso tempo, di non sembrare intimorito. Il volto non aveva nulla di particolarmente rimarchevole - occhi scuri, naso lungo con narici larghe, bocca sottile il cui labbro superiore era coperto da un paio di baffi folti e curati, mento regolare, orecchie piccole, capelli scuri e ricci con qualche filo grigio – eppure l'istinto di Flack sembrò riconoscerlo. L'ho già visto. Ma dove? Perché?

Detective! Che bella sorpresa trovarla sveglio! Pensavo che la dose da cavallo di Lorazepam durasse di più”, la frase fu chiusa con una risata degna di un film horror.

Lorazepam? E questo spiega come sia riuscito a trascinarmi qui...

Allora? Le piace la sua nuova sistemazione? Confortevole, no?”

C...Co...”, qualunque cosa volesse dire si perse in un attacco di tosse.

L'altro rise di nuovo, quasi con fare tenero stavolta: “Povero... scommetto che è assettato, vero?”

Flack lo odiava. Ed il suo modo di chiudere sempre una frase con una domanda retorica era assolutamente insopportabile. Pivello, ci sei? Lo fai anche tu, lo sai?

Non gli avrebbe risposto. Non si sarebbe fatto vedere debole. Se voleva giocare, lui era pronto. Intanto la sua memoria stava cercando di associare al viso un nome o un avvenimento.

Uhh... il gioco del silenzio! Siamo divertenti, davvero! Ma già lo sapevo. È una sagoma giù al Dodicesimo, vero? Con i suoi colleghi, ovviamente. Un poliziotto simpatico e sarcastico. Uno che non si abbatte. Uno che non implora. Vediamo cosa riesco a fare... non dico mai di no ad una sfida interessante”, l'uomo appoggiò a terra la sacca che reggeva ed estrasse una bottiglietta d'acqua. Piena. Gli occhi di Flack si incollarono al contenuto liquido e fresco che si muoveva sotto la stimolazione del sequestratore. Si leccò le labbra secche senza accorgersene. Sete...

Vedo che ho la sua attenzione... vediamo un po'... il gioco è semplice. Se mi implora ben bene, con voce gentile e sottomessa, può darsi che le farò bere un po' d'acqua. Su, sentiamo di cosa è capace...”

Flack sollevò le sopracciglia in un'espressione incredula. Sua padre gli aveva insegnato a non implorare mai. E lui era comunque troppo orgoglioso per cedere.

No”, semplice ma determinato.

Siamo dei duri! Grandioso... sapevo che mi sarei divertito”, l'uomo aprì la bottiglia. Don stava ancora osservando con attenzione, ipnotizzato dall'acqua. Gli sembrava quasi di sentirne l'odore. Era tutto sparito, il dolore, la paura, la confusione, c'era semplicemente quella meravigliosa bottiglia piena d'acqua. L'altro sorrise, osservandolo, e poi rovesciò parte del liquido sul pavimento.

Nooo!!”, Flack, pieno di orrore, si slanciò istintivamente in avanti, ma, naturalmente, non si mosse che di pochi centimetri. Dopo un tempo infinito, risollevò lo sguardo dalla pozza di liquido vitale e, ansimando, studiò chi aveva di fronte.

Mamma mia! Che scenaggiata per un po' d'acqua...”

Don non disse nulla, non poteva. Forse se ti limiti a 'per favore' ti dà da bere. Non è esattamente come implorare... ma non riusciva a costringersi a parlare.

Aspetta, aspetta... ma stai piangendo! Ti prego! Come una donnetta. Ridicolo!”, evidentemente, questo poneva fine all'assurdo finto rispetto che aveva usato dandogli del Lei.

Il detective sbatté le palpebre, incredulo: non poteva essere. Lui piangeva raramente, e di certo non di fronte ad un pazzo che avrebbe potuto ucciderlo da un momento all'altro. Ma si sentiva gli occhi e le guance umide. Allontanò lo sguardo, imbarazzato. L'altro scoppiò a ridere di gusto, divertito: “Mi farai morire! Piangi! Mai visto nulla di più assurdo!" sospirò, come per riprendersi, “Va bene, è ancora meglio di quello che credevo... hai vinto un po' d'acqua”, senza rimandare oltre, l'uomo si avvicinò e vuotò praticamente la bottiglietta addosso a Flack. Purtroppo gran parte del contenuto finì a terra o sui vestiti, ma Don leccò con gusto quella che aveva sulle guance e sulle labbra, non sentendosi per nulla a disagio.

Bene, me la sono anche goduta a guardarti bere come quel cane che sei. Adesso, mi scuserai, ma devo andare. Qualcuno di noi ha ancora una vita”, e con un'altra risata sguaiata uscì lasciandolo solo.

Flack non ebbe modo di preoccuparsi: si stava ancora godendo la gioia regalatagli dall'inaspettata, ma necessaria, bevuta. Bevuta che aveva fatto crescere la speranza di salvarsi. E, per lui, al momento, era più che sufficiente.


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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