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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 05: Ora



Capitolo 5: Ora

Plic... plic... plic...

Da qualche parte, in quel dannatissimo luogo, c'era qualcosa che gocciolava. Flack non poteva fare a meno di deglutire ogni volta che una goccia si schiantava sul pavimento. Sembrava quasi che lo stessero prendendo in giro: ci permettiamo di morire a terra ed asciugarci lentamente mentre tu sei assetato. Ah, come siamo spiritose!

Non pensarci, focalizzati su qualcos'altro, come ad esempio la persona che potrebbe essere dietro a tutto questo.

A guardarla da lì, cioè da una scomoda e durissima sedia di metallo, sembrava essere qualcosa di personale. Non pensava fosse un gesto casuale; era altamente improbabile che qualcuno entrasse a caso in una casa a caso, rapisse uno sconosciuto e lo tenesse prigioniero tanto per fare qualcosa.

Chiaro, perché tutti i casi a cui hai lavorato erano dettati da razionalità. Gli tornò in mente, quasi con cattiveria, la sparatoria del bar, quella avvenuta così pochi giorni dopo la morte di Jess, quella in cui Danny aveva rischiato la paralisi. Il gruppo che organizzava i raid punitivi a base di pallottole sceglieva le vittime a caso, perché potevano e volevano. Niente questioni personali, solo un modo diverso per passare il tempo e provare ad essere al centro dell'attenzione.

Va bene, ma questo è troppo elaborato: entrare in casa mia, proprio nella mia serata libera, tramortirmi e trascinarmi qui implica che qualcuno abbia seguito le mie mosse, che qualcuno abbia studiato le mie abitudini.

Don non riuscì a sopprimere un lungo brivido, che gli causò una scossa di dolore che divampò lungo la schiena, le spalle e la nuca. L'idea che qualcuno avesse perso tempo a spiarlo era assolutamente inquietante. In linea teorica aveva sempre sospettato che, alla lunga, qualcosa del genere potesse accadere, ma trovarsi gettato nell'universo in cui l'eventualità si era avverata era, fuori discussione, un altro paio di maniche.

Questa volta pensò a Mac ed al suo stalker delle 3:33. Come sempre, il collega, alla fine, se l'era cavata egregiamente, senza perdere la calma, e mantenendo l'aplomb che lo contraddistingueva. Mac Taylor era una sorta di enigma, per Don. E non solo per me, scommetto. In qualunque situazione venisse gettato, riusciva a mantenere un'apparenza stoica ed un po' distaccata. Ma Flack sapeva che sotto la maschera che indossava c'erano delle vere emozioni. E qualche volta, sono stato persino testimone della sua umanità. Il detective si sentiva privilegiato ad aver avuto questa fortuna. Non c'erano parole per descrivere la stima che provava per il capo della scientifica. Così come non ci sono parole per spiegare quanto grato sia che la sparatoria di maggio non ce l'abbia portato via. Don non aveva dubbi: Mac sarebbe stato senz'altro in grado di trovarlo. Dovesse anche decidere che è il caso di gettarsi in un'altra spirale di insonnia e sfinimento. Flack fece una smorfia: non voleva che succedesse. Lo avrebbe fatto sentire in colpa sapere che Taylor avrebbe rinunciato al sonno, al suo tempo libero ed al tempo da dedicare a Christine. Ma, allo stesso tempo, sapeva che non poteva impedirglielo. E non solo per la sua attuale situazione, ma perché quando Mac decide di fare una cosa la fa. Così, semplicemente, senza troppi pensieri e calcoli. Se crede che sia giusto e che ne valga la pena, non si ferma fino alla fine.

Mac e la scientifica lo costrinsero a pensare alle centinaia di conversazioni fatte sulle diverse scene del crimine. E così si ricordò che c'era qualcos'altro che il suo sangue stava cercando di dirgli; un particolare che lui, fino a quel momento, non era riuscito a cogliere.

Non è asciugato! E non può essere che stia ancora uscendo, perché, altrimenti, sarei nei guai più di quanto io non lo sia già. E caro amico mio, commentò la voce di Sheldon Hawkes, cosa può rallentare la coagulazione del sangue? Mentre cercava una risposta, la sua mente dipinse una scenetta carina e familiare che gli strappò un sorriso tinto di nostalgia: laboratorio, Hawkes, Danny ed Adam si aggiravano di fronte ad una delle lavagne, coperta di formule matematiche, palleggiandosi l'un l'altro risposte piene di parole non più corte di sette sillabe.

Medicinali per mantenere il sangue fluido? Qualche patologia?

Niente di tutto questo, nel suo caso.

Umidità. Un eccesso di umidità fa sì che il sangue fatichi a coagulare. Lo sapeva. Forse i colleghi non lo avevano riferito direttamente a lui, ma era stato sicuramente lì, più di una volta, mentre ne parlavano.

Quindi mi trovo in un posto molto umido, anche se non riesco del tutto a percepirlo.

E questo gli diceva altre due cose, almeno. Uno, nel suo organismo c'era qualcosa che non andava, ma non sapeva quanto fosse grave; e due, si trovava in un posto che conservava umidità. E se vogliamo fare i precisi c'è anche una terza cosa: nonostante il martello pneumatico che la sconquassa, la mia testa sta ricominciando a funzionare. Alleluja!

Ma torniamo al posto umido: il porto? Questo è uno dei capannoni abbandonati? Ma come fa ad essere così vicino all'acqua? E poi... guardò di nuovo l'ambiente che lo stava ospitando: le pareti erano strane, non avevano l'aspetto di mura di cemento, sembravano... un container! Certo! Vicino all'acqua. Può essere.

La gioia di aver scoperto dove si trovasse durò meno di un secondo: non aveva modo di comunicare con l'esterno e poi un container voleva dire che, in teoria, qualcuno avrebbe potuto caricarlo su qualche nave e spedirlo chissà dove. Questa volta, complici anche la debolezza ed il dolore, non riuscì a sopprimere l'attacco di panico annunciato da una nausea prepotente. Prima di accorgersene, bile acida stava risalendo veloce lungo la sua gola e Flack si vide costretto a rigettarla in grembo. I successivi tre conati non espulsero nulla, ma causarono solo ondate di dolore un po' ovunque. Alla fine, esausto, tremante e madido di sudore, lasciò crollare la testa in avanti, chiudendo gli occhi. Immediatamente, l'oscurità lo avvolse.


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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