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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 04: Sette ore prima



Capitolo 04: Sette ore prima

Alla nascita di Lucy, Danny Messer si era ripromesso di diventare meno impulsivo ed ansioso. Sapeva che, altrimenti, sarebbe impazzito in breve tempo.

Quando era arrivato al campetto di basket, nulla di più che un quadrato di asfalto consunto con un cesto mezzo arrugginito, in anticipo di qualche minuto, Flack non c'era ancora e lui, scrollando le spalle con indifferenza, aveva deciso di non preoccuparsi. Quindi aveva cominciato a tirare a canestro in solitaria, giusto per scaldarsi un po': fino a quel momento settembre non era stato un mese freddo, ma l'aria del mattino era umida e foriera delle temperature più rigide che sarebbero arrivate nel giro di qualche settimana. Una decina di lanci dopo, aveva buttato un'occhiata all'orologio e si era stupito del fatto che l'amico non fosse ancora lì. Era un po' strano, Flack era generalmente molto puntuale, anche se un piccolo ritardo poteva capitare a tutti. Ed era la sua mattinata libera dopo chissà quanto tempo, perciò Danny aveva deciso che poteva anche essere un po' indulgente.

Comunque, giusto per non sbagliare, l'agente della scientifica aveva estratto il cellulare dalla tasca ed aveva chiamato Don. Dopo quattro squilli si era inserita la segreteria telefonica. L'uomo aveva fatto una mezza smorfia, allontanando con forza una qualsiasi brutta sensazione, ed aveva fatto ancora qualche tiro a canestro. Dieci minuti dopo, Danny si era incamminato verso il palazzo del detective. Tanto abita qui vicino, non mi costa nulla andare a tirarlo giù dal letto, no? Anzi, potrebbe anche essere una cosa divertente. Era stato il mantra che si era ripetuto lungo la strada, giusto per non cedere all'ansia. Che poi, se scopre che mi sono preoccupato per dieci miseri minuti di ritardo non smette più di prendermi in giro.

E così stava salendo le scale, convincendosi che non c'era alcun bisogno di aumentare il passo che, tanto, comunque, sarebbe stato tutto ok. Mentre raggiungeva il piano, Messer si domandò se magari la sera prima l'amico non fosse uscito e si fosse trovato una dolce compagnia per la notte, ma si sentiva di escluderlo: in quel caso, l'avrebbe sicuramente avvisato del cambio di programma. E, va detto che comunque lui non dà buca agli amici.

Una volta di fronte alla porta, Danny suonò il campanello con energia, certo che, nel giro di qualche secondo, una versione assonnata e scarmigliata del detective Flack sarebbe apparsa sulla soglia, profondendosi in mille scuse. Ma non accadde nulla. A quel punto, il CSI non poté evitarsi di innervosirsi. Provò ancora col cellulare ed anche col telefono fisso, ma in entrambi i casi l'unica risposta fu la voce metallica della segreteria.

Ok, Danny, qui bisogna almeno cercare di entrare. E spera che Flack non si arrabbi troppo quando lo scoprirà. Il pensierò volò indietro, all'ultima volta in cui si era introdotto nella casa dell'amico. Mi auguro che non ci sia sotto un altro attacco di depressione, perché non saprei cosa fare. Ma Flack sembrava stare bene, in quel periodo, era praticamente tornato ad essere quello di un tempo, ad esclusione del flirtare continuo, ma innoquo, con le ragazze.

Prese il suo mazzo di chiavi: tempo addietro, per sicurezza, Don gli aveva consegnato una copia della chiave di casa sua. Danny la inserì nella toppa e provò a far scattare la serratura. Gesto inutile, visto che la porta non era chiusa.

L'ansia di Messer si acuì inesorabilmente; quante probabilità c'erano che Flack lasciasse aperta la porta? Zero? Di meno? Trattenendo il respiro senza accorgersene, Danny guardò a terra per prepararsi ad entrare. E fu allora che notò qualcosa incastrato tra i fili dello zerbino. Il giovane si piegò il più attentamente possibile - parte della sua mente iniziava già a trattare il tutto come una scena del crimine - per dare un'occhiata migliore. Ma questa è... Danny si trovò a faccia a faccia con l'unghia completa del dito di una mano. La parte interna era insanguinata, come se fosse stata strappata con la forza. Risollevandosi e tenendosi lontano dall'unghia per non contaminare la zona, Danny entrò nell'appartamento spingendo piano la porta.

La prima cosa che notò fu il tavolino dell'ingresso. Generalmente, il piccolo mobile era appoggiato contro il muro, in ordine, e serviva ad ospitare le chiavi e la posta. Adesso, invece, era di sbieco, non più appoggiato alla parete. Sembra che qualcosa l'abbia colpito. In più, la ciotola di vetro in cui Flack metteva le chiavi di casa era per terra, rovesciata. Il suo contenuto giaceva disordinato sul pavimento.

Flack?”, tentò Messer, già sapendo che non avrebbe ricevuto alcuna risposta.

Guardandosi intorno, vide che il televisore era acceso e che sul tavolo del salotto c'erano una bottiglia di birra piena a metà ed il cellulare dell'amico. Danny fece un paio di passi, che lo portarono a scoprire l'unica cosa che non avrebbe mai voluto vedere: sul pavimento, semi-nascosta dal mazzo di chiavi, c'era una distinta macchia rosso scuro un po' sbavata. Il criminologo sapeva cosa fosse, anche senza procedere con le analisi di routine.

Deglutendo, preoccupato, telefonò all'unica persona che avrebbe saputo cosa fare senza farsi prendere dal panico: “Mac, sono a casa di Flack. Devi venire immediatamente: abbiamo un problema serio...”


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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