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[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 03: Ora



Capitolo 03: Ora

Lentissimamente, ricordi confusi di quanto successo fecero capolino nella mente di Flack. Lo sconosciuto era entrato in casa sua, gli ho praticamente aperto io, mentre lui stava andando a prendere il portafoglio per pagare la pizza. Idiota! La voce del suo vecchio Sergente Istruttore dell'Accademia risuonò imperiosa nella sua testa, mai farsi cogliere di sorpresa! È una delle prime regole che ti ho insegnato. Mai dare le spalle ad una porta aperta se non si è sicuri che sia tutto apposto. L'hai fatto entrare in casa tua nel più stupido dei modi. Indubbiamente, nell'auto-flagellamento a cui si stava sottoponendo c'era anche del vero, ma il punto era che, quando il fattaccio era avvenuto, Flack era stanco, ed in casa mia, e poi non poteva stare sempre all'erta, ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non era un automa. Scuse, solo scuse senza senso. Lo sai che non si deve abbassare la guardia, mai.

Ma ormai era quasi inutile pensarci. Don stabilì che sarebbe stato meglio iniziare a focalizzare la sua attenzione sulle sue condizioni fisiche e sul luogo in cui si trovava. Era necessario cercare una soluzione.

Mentre si guardava di nuovo intorno, sforzandosi di cogliere più dettagli possibili, un'ondata di nausea gli mozzò quasi il respiro. Inspirò a fondo, colpito anche da una stilettata di dolore che si propagava dalla sua nuca. Concentrandosi, poteva sentire la sgradevole sensazione bagnata del sangue umido ed appiccicoso. Grandioso. Una bella commozione cerebrale rende tutto più semplice. Eppure c'era qualcosa che non riusciva a collegare correttamente, un particolare che avrebbe dovuto essere diverso da com'era. Provò a pensarci, scavando faticosamente nelle nozioni che aveva immagazzinato dopo anni di frequentazione dei suoi colleghi della scientifica, ma non si accese nessuna lampadina. Meglio lasciar perdere per il momento, se continuo così mi farò venire un attacco di panico ed è una cosa di cui non ho proprio bisogno.

Si chiese che ora potesse essere, e se qualcuno si fosse già accorto della sua sparizione. L'ultima volta mi hanno mandato la scientifica a casa. Già, ma l'ultima volta avrei dovuto essere al lavoro e non a casa ad oziare. Sì, ma Danny passa sicuramente se non mi vede arrivare al campo di basket. O almeno così sperava. Sperava ardentemente che Danny decidesse di preoccuparsi e di chiamare chiunque per avere notizie. E se fosse entrato nel suo appartamento...

Flack chiuse gli occhi, prendendo ancora un respiro profondo. Adesso che era coscio della commozione, non riusciva ad ignorare il pulsare sordo del suo cervello. Ed anche i polsi ammanettati, che continuava, involontariamente, a torcere nel vano tentativo di liberarsi, e che quindi si stavano escoriando. Ti farai male, stavolta la voce aveva la sfumatura dolce e protettiva di sua madre, il metallo continuerà a scavare nella pelle e ti scarnificherai.

Il sangue! Don spalancò gli occhi, pentendosene immediatamente. Dev'esserci, per forza, una traccia del mio sangue sul pavimento. Senza alcun dubbio. E lo troveranno, perché trovano tracce di qualunque liquido corporeo che non è più visibile e figuriamoci in questo caso. Ed il mio DNA è nel Sistema!

Stranamente confortato dall'idea del suo stesso sangue a macchiare le piastrelle di casa sua, Flack si accorse di aver cominciato a respirare con più calma. Avrebbe solo dovuto resistere ed in qualche modo l'avrebbero trovato.

Va bene, trovano il tuo sangue, ma poi? Non è che la scoperta li condurrà automaticamente qui. Sempre il suo dannato Sergente Istruttore, che mai si era contraddistinto per simpatia ed empatia. Magari inizieranno a cercarti, faranno dei test, ma ci vuole tempo per i risultati, no? E sarai anche un poliziotto, ma non è che sei il cucciolo speciale del dipartimento. Può darsi che il tuo caso abbia la priorità assoluta, ma potrebbe non servire. Anzi potrebbe essere anche peggio, e lo sai. Perché diffonderanno le tue fotografie e potrebbe succedere che un qualche testimone onesto di New York dica di averti visto, magari addormentato contro il finestrino di una macchina. E, chissà, forse la persona che ti ha rinchiuso qui si sentirà braccata e deciderà che è il caso di farla finita. Con la tua vita, intendo. Come ti sembra?

Già, il suo Sergente Istruttore era sempre stato un bel bastardo. Ma, nonostante la crudeltà con cui si esprimeva, Flack sapeva che non aveva tutti i torti. Sono fregato.

Inoltre, pivello, non per infrangere ulteriormente le tue speranze, ma io comincerei seriamente a cercare di capire da quanto tempo sei rinchiuso qui. I tuoi amichetti nerd non ti hanno mai detto che il corpo umano necessita di idratazione e nutrimento?

Con gli occhi sbarrati, consapevole della cruda verità presente nelle parole del Sergente, Don deglutì a vuoto: gli era venuta sete.



Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: venti ore
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