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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Epilogo

Ci siamo. È la fine.

Epilogo

"Quando muore un poliziotto, tutta la Città piange", Mac Taylor, dal podio, osservava la fiumana umana giunta fin lì in quel giorno assolato e tiepido. La sua voce, a tratti inusualmente tremolante, cercava di raccontare a quella gente cosa fosse stato Don Flack. Non una cosa facile. In prima fila sedeva Jess, con lo sguardo fisso sulla bara di mogano che qualcuno aveva scelto. Mac si augurò che la donna non lo guardasse perché sapeva che non avrebbe potuto continuare.

"Ed ancora di più oggi, perché Don era il poliziotto, quello bravo, quello che rappresentava al meglio il significato di questo distintivo"

Mac non ricordava perché era finito a fare il discorso in onore di Flack, sapeva solo che di fronte allo sguardo atterrito e distrutto di Jess non aveva potuto tirarsi indietro. Lui e Don avevano avuto i loro momenti tesi, ma erano sempre stati amici. Ai suoi occhi, umidi di lacrime, erano due pari.

"Poche persone hanno davvero il coraggio di dirmi cosa pensano. Se non sono d'accordo con me, preferiscono tacere e cercare di dimostrare che sbaglio", guardò brevemente, ma con tenerezza, la sua squadra, "ma Flack non aveva peli sulla lingua. Non ricordo nemmeno quante discussioni abbiamo avuto: a volte aveva torto ed io ragione, ma nulla gli ha mai impedito di dire come la pensava, anche se questo voleva dire mettersi contro qualcuno più potente di lui"

Incrociò lo sguardo di Sinclair e tornò col pensiero al caso Dobson: quella volta aveva davvero rischiato di perdere il lavoro e la sua credibilità. Alla fine di tutto, Flack gli aveva confidato che Sinclair e Gerrard avevano cercato di fare pressione su di lui e sulla sua testimonianza. Mac ricordava la voce dell'amico metre glielo diceva, la totale assenza di cattiveria con cui gli spiegava che, mai e poi, l'avrebbe tradito. Ed il caso Dobson era stato una pietra miliare (ed anche dolorosa) della loro amicizia. Eppure Flack era stato onesto al 100%, fedele al suo distintivo ed alla giustizia, certo della sua assoluta innocenza.

Taylor chiuse gli occhi per distogliere lo sguardo dai grandi uomini di potere intervenuti ai funerali. Uomini che apparivano sempre e solo in queste occasioni, uomini che di Don ne sapevano troppo poco.

"Se dovessi usare un'espressione per descriverlo, userei joie de vivre. Lui era così. Tutti ciò che faceva era pieno di entusiasmo e dedizione, a partire dalla risoluzione del più efferato caso di omicidio, fino all'aiuto del turista che si era perso. Viveva sempre tutto a pieno, come se non potesse fare altro"

Si fermò di nuovo, pensando alla risata di Flack: gli sarebbe mancata. Guardò Danny, seduto accanto a Jess, composto nella sua divisa d'ordinanza col distintivo avvolto nella fascetta scura del lutto. Quante volte li aveva sorpresi a ridere per le motivazioni più strane. Danny era l'attira-guai del gruppo, non c'era dubbio, ma, chissà come, Flack era sempre al suo fianco, pronto ad aiutarlo nei casi seri, o a prendersi gioco di lui. Erano una squadra, molto più del senso lavorativo del termine. Sarebbe stato triste senza di lui, molto triste.

"Ma, in verità, le mie parole non potrebbbero mai rendergli veramente omaggio, e chi lo ha conosciuto non può che darmi ragione. Allora, vorrei leggervi una cosa. Qualche tempo fa, Don è venuto da me a chiedermi consiglio: stava scrivendo una lettera al New York Times . - Una lettera? - ho chiesto io. Lui mi ha guardato annuendo. Sapete, lui detestava la mancanza di rispetto e la sfiducia che, a volte, aleggiano attorno alla Polizia."

Altra piccola pausa. Jess, dalla prima fila, represse un singhiozzo e si portò una mano al viso, asciugando una lacrima. La luce dell'anello sul suo anulare colpì Mac che distolse lo sguardo, sentendo una stilettata di dolore per la giovane.

"Questo è quello che lui aveva da dire: - Cittadini di New York, chi vi scrive è uno dei poliziotti con cui avete a che fare ogni giorno, volenti o nolenti. Non ha importanza il mio nome, perché non sono qui a parlare di me personalmente. So che, agli occhi di molti, noi poliziotti non siamo altro che un gruppo di persone che abusa del proprio potere, picchiando o molestando innocenti ad ogni pié sospinto, una manica di corrotti che farebbe di tutto pur di portarsi a casa uno stipendio più cospicuo. E so che le notizie relative a queste persone appaiono sulle diverse testate giornalistiche con titoli enormi e sfavillanti.

Vorrei confessarvi un segreto: non siamo tutti così. Quelli corrotti dei titoli sfavillanti sono solo una piccolissima minoranza, detestata da chi fa il proprio lavoro con impegno. Pensate all'agente che vi aiuta quando forate una gomma; pensate a quello che vi aiuta ad attraversare la strada. Non sono solo facce della vita di tutti i giorni, sono esseri umani che vi aiutano perché lo vogliono fare. Per molti di noi servire e proteggere è l'unico obiettivo della vita. Servirvi. E proteggervi.

Lavoro nella Omicidi da molti anni, ed ho visto il peggio degli esseri umani, ma anche il meglio. E spesso questo meglio veniva dagli agenti che interrogavano i testimoni, o che offrivano un fazzoletto o una stretta di mano.

Lo facciamo per voi, sapete? Perché vi abbiamo a cuore. E non importa se ci criticate, se vi arrabbiate, se minacciate di denunciarci perché vi abbiamo disturbato. Continueremo a farlo. Ci aggrapperemo a chi ci ringrazia ed ai sorrisi che riusciamo a strapparvi di tanto in tanto, e passerà un'altra giornata. Ma poi saremo ancora lì, dove avrete bisogno, anche se magari non ci vorrete.

Conosco questa Città. Amo questa Città e chi ci abita. Vi meritate solo il meglio che abbiamo da offrirvi. Ed io, nel mio piccolo, continuerò a servirvi e proteggervi, finché ne avrò la forza, finché mi permetterete di farlo. E lo farò con dedizione. Ve lo meritate.

Il poliziotto che forse ieri avete mandato a quel paese -"

Finito di leggere, la voce rotta, Mac piegò il foglio scritto a mano dall'amico e guardò i convenuti. C'era un silenzio commosso ed avvolgente. Mac resse lo sguardo di tutti, in modo fiero, nello stesso modo in cui lo avrebbe fatto Flack. Poi vide Danny alzarsi in piedi e cominciare ad applaudire. Immediatamente anche gli altri si alzarono e lo imitarono. Mac scese dal podio e, passando vicino alla bara, l'accarezzò con una mano. La sua attenzione fu attirata dall'assurda cravatta di seta colorata che aveva legato intorno al braccio in segno di lutto. Quella di indossare una delle folli cravatte di Flack per rendergli omaggio era stata un'idea di Sid. Il patologo - senza divisa - l'aveva indossata in maniera tradizionale; lui e la squadra se l'erano stretta intorno all'avambraccio; Jess l'aveva usata nei capelli. Era per dimostrare che lui, ai loro occhi, non era mai stato un poliziotto qualunque, ma un vero amico isostituibile. Buon viaggio, Flack. Dove andrai non ci saranno di sicuro omicidi da risolvere, ma il tuo senso dell'umorismo sarà senz'altro apprezzato. Arrivederci, amico mio.

Donald "Don" Flack Junior - #8571 - Fidelis ad mortem

Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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