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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Capitolo 25: Braccato!

Ci avviciniamo alla fine a grandi passi.

25. Braccato!

"Quindi il corriere aveva il suo indirizzo di casa, ma lui non spediva da lì", in sala break si tentava di staccare un attimo, senza veramente riuscirci.

"No, ci hanno detto che portava direttamnte i pacchi alla filiale vicina", Angell confermò quanto detto da Danny, "Però ha dovuto lasciare un nome ed un indirizzo, altrimenti era impossibile stipulare un contratto"

"Ma perché non usare l'abbonamento della ditta?"

Jess sfogliò le pagine del suo taccuino: "A quanto sembra le fatture degli spedizionieri - compresi i dettagli delle varie prese - venivano controllati con cura maniacale dall'ufficio contabilità"

"Però nessuno si accorgeva che i cellulari sparivano", Hawkes, deglutendo una porzione di riso alla cantonese, sentì la necessità di interevnire nella discussione. Era passata un'altra mezza giornata, e non erano ancora riusciti a capire dove si stesse nascondendo il loro uomo.

"Ginzburg era l'addetto al controllo qualità. Li faceva passare come cellulari difettosi, dicendo che, utilizzando un corriere estero convenzionato, li avrebbe rimandati alla casa madre"

"Abbastanza ingegnoso"

"Ci ha buttato davvero via molto tempo. Tutti questi dettagli, il tentativo di incastrare tutto... pazzesco".

"E questo cos'è?"

"Un magazzino vicino al porto. Apparteneva al padre di Corey Lewis, ora è senza proprietario. L'uomo l'aveva lasciato alla figlia in eredità, e poi è diventato proprietà della città dopo la morte della ragazza. Ma la città ha molti edifici - più o meno in cattivo stato - e quindi i controlli non sono sempre accurati"

"Quindi, se io fossi una persona che cerca un posto tranquillo - e legato al mio passato - per farmi i miei affari sporchi, questo potrebbe essere il luogo ideale"

Mac non disse nulla.

"Si va a farci un giro, giusto?"

"Prendo anche Hawkes... non si sa mai".

Flack si mordicchiò le labbra: Sheldon generalmente non seguiva la squadra in quel tipo azioni, perciò sapeva che Mac lo voleva con sé per la sua conoscenza medica. "Temi sia rischioso?"

"Cos'ha da perdere Sal?"

"Vorrà venire anche Jess...", Don lo mormorò tra sé e sé, quasi augurandosi che Angell decidesse di rimanere al distretto, "Ok, raduno un mio team d'azione ed avviso il Capitano", detto questo uscì, mettendosi quasi immediatamente al cellulare.

L'edificio era il classico capannone semi-abbandonato della zona portuale di New York. Si respirava sempre un'aria di desolazione vicino a quei posti. Senza rendersene conto, Flack soppresse un brivido. Si guardò intorno: oltre ai suoi uomini - i più fidati che aveva, tra cui Jess - c'era nutrita parte della scientifica. Mac gli si avvicinò: "Va bene", disse con voce stentorea, rivolgendosi alle persone che stavano aspettando gli ordini, "Questo è Sal Ginzburg", sollevò una foto del ricercato, sapendo che comunque tutti avevano già memorizzato la sua faccia, "Mi raccomando: sembra essere abbastanza instabile, e non ha nulla da perdere. Agite con prudenza, se è lì dentro, lo voglio vivo", fece una piccola pausa per prendere fiato, "Danny, Flack, e voi quattro entrate dalla porta laterale. Io, Jess, Stella ed il resto del gruppo passeremo dall'ingresso principale. Comunicazioni radio precise. E non voglio eroi, ok?", l'ultima frase la pronunciò osservando Danny.

Il gruppo finì di preparasi. Flack strinse con cura il giubbotto antiproiettile e si passò una mano sul distintivo agganciato sul petto. Di solito i numeri in rilievo, 8571, riuscivano a dargli la determinazione giusta per intervenire. Fatto ciò, guardò Jess a pochi passi da lui: anche lei stava finendo di sistemarsi. In quel momento, Kevlar già indossato, si stava legando i capelli in una lunga coda di cavallo. Stai davvero bene col giubbotto, e sarà un pensiero stupido, ma è la pura verità. Quasi come se lo avesse sentito lei si voltò verso di lui e gli sorrise in modo un po' tirato. Lui annuì e ricambiò il sorriso.

L'interno del magazzino era scuro ed inquietante. Scatoloni vuoti erano abbandonati qua e là; la polvere sembrava essersi depositata sopra ogni superficie disponibile. Da qualche parte, una tubatura perdeva acqua, e si sentiva uno sgocciolio ritmico ed insistente. Sembrava persino che lì dentro facesse più freddo. I polizotti si muovevano con precisione ed attenzione, guardandosi intorno alla ricerca di Ginzburg.

"Mac", la voce di Flack mezza sussurrata arrivò alle orecchie del capo della scientifica.

"Sì, Flack?"

"Abbiamo trovato diverse coperte di cotone... sembrano quelle utilizzate per avvolgere le vittime"

"E qui ci sono anche computer e stampante", si aggiunse Danny.

Flack si guardò intorno: si trovavano in una stanza ricavata con tre pareti di carton gesso: evidentemente Sal svolgeva gran parte del lavoro lì. "Danny, guarda qui: una scatola da sigari che potrebbe contenere la nostra arma del delitto..."

"C'è la pistola?", la voce di Stella era tinta di preoccupazione.

"Negativo. Continuamo a cercare. Voi come siete messi?"

"Apparentemente tutto tranquillo. Inizia ad essere buio, ma anche il rilevatore di calore non vede nulla di strano"

"Danny... io vado da quella parte"

Messer annuì e studiò la situazione: non c'era nessuno. Controllò i movimenti del collega e verificò che avesse le spalle coperte da qualcun altro della squadra. Poi si girò ad osservare delle macchie color ruggine che aveva notato sul pavimento. Era sangue, a diversi stadi di coagulazione. Controllò ancora e poi si chinò.

Con la coda dell'occhio Flack notò un movimento repentino ed un riflesso metallico ferì la sua vista. Fu un attimo: Sal, sbucato dal nulla, stava puntando la Desert Eagle alla testa di Danny. Flack non poteva sparare: la mira non era libera, rischiava di colpire la persona sbagliata, inoltre non poteva spostarsi senza essere notato. Era solo. Senza praticamente riflettere, il detective urlò il nome del collega. Messer si voltò, rapidissimo, impugnando la sua Glock. Ma, altrettanto rapidamente, Ginzburg reagì alla voce di Don e si voltò verso la fonte del rumore sparando un colpo, quasi alla cieca. Quello che ancora non si sapeva era che Corey, durante gli anni, aveva insegnato a Sal come sparare e l'uomo era diventato quasi un cecchino. Non sbagliò mira. Così come aveva colpito esattamente nel cuore le sue vittime precedenti, il proiettile si impattò con precisione nell'addome di Flack, proprio sotto l'orlo del giubbotto antiproiettile.

Danny sparò a sua volta, colpendo Sal alle spalle. L'uomo riuscì a sparare di nuovo, ed un altro proiettile andò a segno. Poi, Ginzburg si accasciò sulle ginocchia, mentre il resto della squadra accorreva.

L'urlo diperato di Jess costrinse Flack a riscuotersi dal torpore nauseante dentro il quale stava crollando. Cercò di aprire gli occhi, ma aveva gli occhi inspiegabilmente pesanti. Sentì Angell inginocchiarsi accanto a lui e prendergli una mano. Lui deglutì, girando la testa verso di lei, e vincendo, forse momentaneamente, la battaglia contro le sue palpebre. La luce - qualcuno aveva trovato l'interruttore generale - gli spaccava la testa, ma voleva guardare la sua Jess.

"Andrà tutto bene, vedrai", le lacrime le offuscavano gli occhi. Spostò una mano per accarezzargli dolcemente una guancia.

Come risposta un sottislissimo rivolo di sangue colò dalle labbra quasi violacee di lui. Chiuse di nuovo gli occhi: non si era mai reso conto quanta energia ci volesse per respirare.

"Dov'è l'ambulanza?", la voce di Danny sembrava arrivare da lontano, persa in una nebbia che distorceva forme, colori e suoni.

"Non morire, te ne prego. Tu non puoi morire", Jess era disperata; la sua voce, unica cosa che a Flack pareva reale in quel momento, usciva in singhiozzi irregolari. La detective non riusciva a ricordarsi quand'era stata l'ultima volta che aveva avuto così freddo. O meglio, non voleva soffermarsi su quella volta, perché le analogie cominciavano a spaventarla troppo.

Flack socchiuse le labbra, come a voler catturare più ossigeno possibile. I suoi occhi, attraverso le palpebre socchiuse, avevano perso l'azzurro brillante e vibrante che li aveva sempre contraddistinti. Jess intuì cosa lui stesse cercando di fare e gli appoggiò teneramente un dito sulle labbra: "Non parlare. Resta solamente vivo"

Ma Don non era mai stato il tipo di persona che lasciava decidere agli altri cosa fosse meglio per lui. Ruotò leggermente la testa per allontanarsi da Angell ed aprì un po' di più le labbra. In quel preciso istante arrivarono i paramedici che lo strapparono con dolore dalle braccia della sua amata e, in pochissimi istanti, lo misero su una barella, nascondendogli parzialmente il viso con una maschera d'ossigeno, rendendogli così impossibile parlare.

Ti amo avrebbe voluto dirle. Sarebbe stato il suo ultimo pensiero coerente, anche se nessuno avrebbe potuto immaginarlo.

Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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