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[ER] - Forgiven

Titolo: Forgiven
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/ Abby Lockhart
Prompt: 039: Gusto@ [info]fanfic100_ita
Rating: Giallo
Set In Time: Fine Stagione 14 - maggio 2008
Note: What-If? - non so sericordate, ma prima che andasse in onda l'ultima puntata della serie uno dei produttori spoilerava tutti dicendo che ci sarebbe stata un'esplosione. Non si sapeva ancora chi avrebbe coinvolto, e quindi io ho immaginato questa scena.
Disclaimer: Tutti i personaggi citati non sono miei e non ho diritti su di loro. Non denunciatemi, io mi ci diverto soltanto.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html



Forgiven

Sangue. Detestava il suo sapore metallico.

Ironia della sorte.

Deglutì nervosamente, ma il suo gusto metallico continuava a ripresentarsi.

Nessun ricordo coerente. Solo sensazioni strane, qualcosa di disturbante che lo legava a Abby. Sua moglie. Chissà cos’era quella sensazione così simile a bile, sapore aspro in bocca.

Non ricordava.

Cercò di muoversi ma, strano a dirsi, non poteva. Se ne infastidì; era scomodo, rinchiuso in uno spazio troppo stretto e faticava a respirare.

Oltre al sangue, infatti, si sentiva la gola incrostata di terra e... scocchiò le labbra un paio di volte... polvere, decisamente polvere. Tossì e un dolore intenso lo trafisse come una sciabola. Perse i sensi.

Luka! Iniziò a cercarlo febbrilmente. Lo aveva solamente intravisto, negli occhi una sfumatura di preoccupazione sufficiente a farle dimenticare l’espressione sofferta e fredda con cui la guardava ultimamente.

Cominciò a camminare tra le macerie di quello che era stato il glorioso County Cook Hospital, sentendo qualcuno che la chiamava. Stava per rispondere, quando qualcosa colpì la sua attenzione: uno scintillio d’oro che conosceva fin troppo bene. La voce che la chiamava già dimenticata, Abby si slanciò verso un cumulo di rovine. Si inginocchiò rapidamente, graffiandosi le ginocchia e strinse la mano sinistra mollemente abbandonata sul terreno.

La mano di suo marito. Portava ancora la fede e, per un breve momento, la cosa la fece stare meglio.

Fino a quando non sentì in bocca il sapore salato delle lacrime. Luka...

Strinse la sua mano inerte e chiamò il suo nome. Nessuna reazione. Abby iniziò a singhiozzare.

***

La sua pelle sapeva di vaniglia. Molto eccitante. La strinse a sé e mormorò sensualmente contro il suo collo:

“Sai di buono...”

Lei sorrise e gli accarezzò le spalle: “Non vuoi scoprire quanto?”

***

Aprì gli occhi. Buio. Come aveva fatto a non notarlo prima? I contorni del sogno svanirono subito.

Abby. Quando era stata l’ultima volta che avevano riso insieme? E l’ultima volta che avevano fatto l’amore? Secoli, erano passati secoli. Di nuovo bile.

Cercò ancora di muoversi, ma ancora senza successo. I suoi occhi, però, si stavano abituando all’oscurità, dandogli modo di riconoscere quelche contorno: terra, sassi, lastre di metallo, schegge di vetro. Ed un sottile fascio di luce che penetrava da uno spiraglio tra le macerie e il terreno. Era quasi sepolto vivo. La cosa sarebbe bastata per mandarlo in panico se non fosse stato per qualcuno che, da fuori, stava stringendo la sua mano.

Profumo di vaniglia. Abby. Cercò di calmarsi e di ricambiare la stretta.

***
Faceva caldo, e il fatto di aver appena fatto l’amore con lui non la aiutava certo a sentirsi fresca. I loro corpi lucidi di sudore scivolavano l’uno contro l’altro, ma, tutto sommato, era una sensazione piacevole. Abby si sistemò meglio e baciò il petto di Luka, proprio sopra il capezzolo sinistro. Il sapore del suo corpo, un misto di sudore e del profumo che usava, la faceva letteralmente impazzire.

***

Ancora sapore salato. Aveva perso il conto delle volte in cui aveva pianto da quando le aveva confessato di aver ricominciato a bere. E ora, questo. Avrebbe mai potuto essere felice? Una breve stretta alla mano la redarguì: ancora una volta stava pensando a se stessa, dimenticandosi della persona che sosteneva di amare. Suo marito.

Ricambiò la stretta e si appiattì sul terreno, cercando di guardare sotto la grata. La luce era veramente scarsa, ma riuscì a vederlo: fissava davanti a sé con occhi vacui, una sottile linea rossa a segnargli la guancia, un duro contrasto col pallore della sua pelle.

"Luka... riesci a sentirmi?"

Lui spostò lentamente lo sguardo su di lei, faticando a metterla a fuoco.

"A... Abby...", tossicchiò, spruzzando intorno minuscole goccioline di sangue.

"Aspetta... torno subito, corro a chiamare qualcuno"

"NO!", con forza inaspettata le dita di lui si strinsero attorno a quelle della donna, impedendole di alzarsi.

Si guardarono, immobili.

***

"Bleah... ma Luka come fai a chiamarlo caffè?"

"Eppure te lo bevi ogni mattina..."

"Avrò sviluppato una specie di dipendenza"

***

Anche lui cominciò a piangere, le lacrime a tracciare un percorso bagnato sulla bella guancia ricoperta di sangue e polvere. Lei cercò di avvicinarsi a lui, guardandosi prima rapidamente intorno alla ricerca di aiuto. Lo fissò ancora, perdendosi per la milionesima volte in quegli occhi così profondi.

***
"Abby?"

La stava chiamando dal piano di sotto.

"Il seggiolino di Joe è pronto?"

"Sì, è già in macchina"

Chiuse con decisione la confezione, che ora non conteneva più shampoo ma vodka; poi prese un rapido sorso dalla bottiglia di vetro. Il sapore forte le scese in gola, scaldandole lo stomaco. Fantastico. Non c'era nulla di meglio di una bella bevuta per iniziare la giornata. L'idea del lungo viaggio in areo, e la morte del papà di Luka erano già dimenticati.

***

"Signora, si sposti, ci lasci lavorare!"

Finalmente, due vigili del fuoco li avevano visti e stavano già studiando un modo per aprire un varco, e fare uscire Luka prima che il tutto gli franasse addosso. Abby cercò di allontanarsi un po', ma lui non mollava la sua mano.

"Non posso", non solo non poteva, ma non voleva. Sapeva che per lui era importante, doveva fargli capire che non era da solo. Ed era importante anche per lei.

"Non potete fare qualcosa anche se sono qui?"

Il vigile del fuoco la studiò attraverso la visiera del caschetto che indossava. Probabilmente la stava considerando solo una grande rompipalle.

Abby si mordicchiò le labbra, assaporando il sapore fruttato dei resti del suo lucidalabbra: "È che... non voglio lasciarlo solo"

I due uomini si scambiarono una rapida occhiata, seguita da un breve cenno del capo: "Va bene, però dovrà cercare di mettersi un po' più in disparte e dovremo cercare di proteggerla in qualche modo"

"Grazie", le tremò la voce.

***
La candela era accesa sul tavolino, la sua luce tremolante riscaldava l'ambiente. Luka e Niko guardavano fotografie, ridendo, ignari. Abby trangugiò la sua soda. Non sapeva solo di zucchero e limone, ma, fortunatamente, il sapore della vodka sarebbe rimasto nascosto.

***

Le avevano messo un caschetto in testa e uno dei due pompieri si era posizionato tra lei e la montagnetta di macerie. Lei riusciva solo a tenere il braccio teso. Il fatto che la mano di Luka continuasse a stringere la sua la fece sentire meglio.

Iniziarono a distruggere le lamiere, usando la fiamma ossidrica. Un forte odore di bruciato si diffuse intorno a lei.

***

"Com'è?"

Luka masticò con calma e poi deglutì. Abby notò lo sforzo. Fece una smorfia.

"È tanto terribile?"

Luka la fissò, scosse la testa, tentò un sorriso: "Terribile è una brutta parola. Diciamo che ha un sapore... particolare. Però non è male. Una volta al mese ce la posso anche fare"

Lei si passò le mani sugli occhi, per nulla offesa.

***

Ora erano alle macerie vere e proprie. Riuscirono a spostare un pezzo di muro, e poi un altro, mentre Luka ancora continuava a stringerle la mano. Notò che Neela e Morris l'avevano raggiunta. Negli occhi del rosso non c'era più il solito sguardo divertito. Era preoccupato. Le venne ancora da piangere, ma non ce ne fu il tempo: Luka era finalmente libero.

Velocissimi, i suoi colleghi la spinsero da parte, chinandosi su Luka. Prima che lei potesse accorgersi che il contatto fisico era stato rotto, Morris aveva già messo il collare a Luka e lo stavano caricando sulla spinale, facendo attenzione a non fargli troppo male.

Abby si affrettò dietro la barella, con uno sforzo degno di una centometrista olimpica.

L'unica cosa di cui Luka era al corrente, dopo l'improvvisa luce accecante, fu l'assenza della mano di Abby dentro la sua. Non riusciva a capire nulla senza di lei; le parole dei suoi amici gli risuonavano quasi aliene. Sentì qualcosa di freddo e bagnato in gola: qualcuno stava cercando di pulirgli la bocca, evidentemente, ma faceva male. Quando fu di nuovo libero, la sua bocca sapeva di qualcosa di asettico.

***
"Mi sa che sei ancora un po' gonfio... ma ti fa male?"

Luka scosse la testa, non riuscendo molto bene a parlare. Non faceva molto male, l'anestetico, col suo saporaccio amaro, stava facendo ancora effetto, ma durante l'intervento qualche stilettata dolorosa c'era stata. Sicuramente, la prossima volta sarebbe andato prima dal dentista, non avrebbe aspettato la formazione di due ascessi.

***

Le voci incomprensibili continuavano a risuonare intorno a lui. Iniziò a spaventarsi, percependo la loro preoccupazione. Ma poi, fortunatamente, il solito profumo di vaniglia entrò nelle sue narici. E la solita mano amorevole entrò nella sua.

"Va tutto bene, stai tranquillo"

Stava piangendo? Voleva scoprirlo, così fece uno sforzo mostruoso per aprire gli occhi. Lei era piegata su di lui, a pochissimi centimetri dal suo orecchio. Riuscì a guardarla negli occhi un attimo. Lei gli sorrise brevemente, con le guance veramente rgate di lacrime.

"Volevo... solo..."

"Non parlare, ora, me lo dici dopo"

Luka scosse la testa. Aveva visto milioni di film drammatici in tutta la sua vita e lo sapeva. Ogni volta che l'eroina del film pronunciava la frase appena detta da sua moglie, il dopo non c'era mai. A Luka l'ipotesi non stava bene; non era tanto l'idea di morire, era il fatto che lei non l'avrebbe saputo. Aveva già buttato via tanto tempo senza di lei, l'aveva già punita a lungo, ora doveva saperlo.

"Oggi... sono venuto in... ospedale... per... per... dirtelo...", chiuse gli occhi, cercando di sopprimere un gemito di dolore. Abby si concentrò su di lui, decidendo che si sarebbe arrabbiata dopo con Morris che stava ancora facendo soffrire Luka. Ora, voleva solo sentire Luka, anche se ne era spaventata. Stava per declamare il verdetto, lo sapeva.

"... ti amo. So cosa voglio... voglio... provarci di nuovo... se... se ti va...", incredibilmente, sorrise, trovando la forza chissà dove.

Abby gli baciò una guancia, stringendogli la mano più forte che poteva. Stava piangendo di nuovo, ma non importava, perché le sue lacrime, ora, erano veramente buone. Sapevano di perdono e di amore. Di speranza e di futuro. Ed era il sapore più buono del mondo.



Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot, pairing: luby
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