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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 14: Casa di Luka

Alla fine, dove credevate che finisse qualla poveraccia? 
Buona lettura!

CASA DI LUKA

“Tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai

promettimi che, ci sarà sempre un posto che tieni caldo per me.

Fino a che tutte le strade portano a te

lascia che piova pure, prendiamo il sole che c’è”

Ligabue, Tutte le strade portano a te

 

La porta si aprì e subito i loro occhi si incontrarono.

“Abby? Ma è tardissimo! Stai bene? Entra, fuori si congela…”.

La sua voce aveva quella particolare sfumatura di protezione che lei amava tanto. I suoi occhi esprimevano tutta la preoccupazione del suo trovarsi lì, a quell’ora, senza un motivo apparente. Solo allora Abby si rese conto che stava tremando, ma, piacevolmente, già iniziava a sentire un bel caldino che si diffondeva in lei.

“Luka, scusa io… non so perché sono qui”

“Non importa. Dai, che ti preparo qualcosa di caldo”

Le prese una mano e la condusse in casa.

“Siediti, accendi la radio, non so, fai quello che vuoi. Io torno subito”.

Rimase sola in salotto. Si avvicinò al divano e prese un maglione di Luka. Lo mise e il suo profumo la stordì. Sorrise. Le piaceva il profumo che usava Luka. Era forte, un po’ particolare; gli si addiceva perfettamente. Andò alla finestra e guardò fuori. Che vista. Si vedeva la città, addormentata, e in fondo, il lago, che brillava calmo sotto la luce della metropoli.

Non si accorse di Luka fino a quando non le appoggiò una mano sulla spalla. Allora si voltò di scatto e si trovò a pochi centimetri da lui, i suoi occhi ancora persi dentro i suoi. Rimasero immobili per qualche istante, poi Luka si scosse e parlò:

“Abby? Il tuo tea”

“Ah, grazie. Buono. Il mio preferito, alla vaniglia. Come hai fatto a ricordarti?”

“Mi ricordo tutto di te”, aveva posto un leggero accento su “tutto”, “Ho visto che hai messo il maglione”

“Sì, avevo un po’ freddo”

“Non c’è problema. Vuoi anche una coperta?”.

Sempre così gentile. Abby rimase in silenzio, continuando a guardare fuori.

“Cosa c’è?”

“Niente Luka, davvero”

“Ok. Carter? No, è acqua passata… allora… il lavoro. No, sei brava, lo so… mmhh… tua madre…”, Abby sobbalzò e si allontanò da Luka, “Indovinato! Non vuoi parlarmene?”, nessuna risposta. “Va bene. Allora ascolterò il tuo silenzio e cercherò di tranquillizzarti senza parlare”

A quella frase Abby scoppiò a piangere. Luka ne rimase sconvolto. Non l’aveva mai vista piangere e la cosa lo spaventò: doveva essere davvero grave se aveva causato un simile crollo. Percorse velocemente i pochi passi che li separavano e l’abbracciò. Il primo pensiero di Abby fu sono a casa, ma lo scacciò immediatamente. Senza guardarlo, le braccia strette intorno alla sua schiena e la testa sul suo petto, gli raccontò del messaggio e dei ricordi che l’avevano torturata per strada. Alla fine, stremata, si lasciò sostenere da Luka che la portò sul divano, si inginocchiò davanti a lei e le sollevò il viso per poterla guardare.

“Ti senti in colpa?”

“Sono mia madre, mio fratello, la mia famiglia. E ho deliberatamente deciso di fregarmene. Sono una cattiva persona”

“Non lo sei, sei qui a disperarti. E poi se te ne fregassi davvero non staresti così male. Lo so, sei stanca, ma ti vogliono bene. Ti chiamano perché si fidano di te. Abby, sei praticamente un medico e forse ti hanno idealizzato…”

“Non seguono i miei consigli”

“Questo, invece, rientra nel tipico rapporto familiare. Guarda me: sono anni che chiedo a mio padre di smettere di fumare e, secondo te, ha smesso?”.

Abby scosse la testa.

“Esatto! Cosa devo farci?”

“Cosa devo fare io?”

“Aiutarli come sempre. L’amore paga alla fine”

“Tu credi nell’amore?”

“Certo. È la cosa più bella”

“Ti invidio. Io non posso più crederci…”

“Lo dicevo anch’io. Ma poi…”

Smise di parlare e girò la testa. Fu lei stavolta a riportare indietro il suo sguardo.

“Ma poi?”

“… mi sono guardato intorno. È un’esplosione d’amore, anche se non sembra”.

E poi successe, così semplicemente, che a raccontarlo sembra superfluo. Si avvicinarono sempre di più e le loro labbra si sfiorarono. Un secondo, ma un secondo eterno. Abby si discostò e si alzò.

“Devo andare!”

“No aspetta…”, ma lei era già uscita.


Lo so. Lo so con tutta me stessa. Un dialogo del genere, tra 'sti due, non è nemmeno lontanamente concepibile (per lo meno, non nella stagione 10). Ma io vi avevo avvisati che era un OOC, giusto? E poi, uffi, mica posso scrivere una fiction del tipo: 
Lui la guardò con quello sguardo che usava solo quando era veramente coinvolto da qualcosa. Lei rispose con quel mezzo sorriso, così tipico suo, da averlo praticamente brevettato.
Quando avrò fisicamente a disposizione Maura&Goran (o solo Goran...) la smetterò di farli parlare e mi affiderò alla loro intensa gestualità e mimica facciale. Va bene?
Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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