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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Capitolo 11: Colazione con Samantha

Capitolo di pausa nelle indagini.



11. Colazione con Samantha

Samantha lo stava aspettando seduta ad un tavolo in fondo alla sala: stava studiando con attenzione il menu mentre si mangiucchiava un'unghia. Flack sorrise alla vista: sembrava quasi la sua Sammie di molti anni prima, quella con le trecce spettinate e le ginocchia sbucciate.

“Che c’è di buono?”

La donna alzò la testa e regalò al fratello un caldo sorriso: “Buongiorno! Mhh… i pancakes alle mele mi intrigano…”

Mentre la cameriera versava loro la prima tazza di caffè, Don lesse a sua volta la lista. Sam lo osservò per qualche secondo.

“Sembri stanco”

Lui fece un cenno con la mano, sopprimendo uno sbadiglio: “Nahhh…”

“Fortuna che giochi dalla parte dei buoni… sei un pessimo bugiardo”

“Ah-ah-ah, spiritosa”, la guardò, “stiamo solo lavorando su un caso piuttosto complicato…”

“Io non so come fate a fare una vita del genere. Non dormite mai, vivete completamente sregolati ed in più…”, gli sorrise, complice ed affettuosa, “stai organizzando anche un matrimonio”

“È quello che mi distruggerà! Il lavoro e la vita privata riesco a combinarli, ma il matrimonio… ogni giorno salta fuori un problema…”, Flack emise un sospiro.

“Ma allora io a cosa servo? Sono o non sono tua sorella e tua testimone? Dimmi cosa ti serve e ti do una mano. Tu e Jess siete sempre così incasinati”

Lui la fissò inclinando la testa: “Mi aiuteresti davvero?”

“Scherzi? Sei riuscito a trovare una donna decente che vuole sposarti. Come posso non aiutarti?”

“Oh, grazie… allora…”, ma venne interrotto dalla cameriera, ferma, di fronte a loro, con un blocchetto per gli ordini.

“Bene… direi che vincono i pancakes alle mele. A me, in più, porti anche delle uova strapazzate, mi raccomando di non bruciacchiarle e poi un bicchiere di succo d’arancia, non troppo freddo. Grazie”

La donna si allontanò.

“Dicevamo… il menu, i fiori, il fotografo: tutto confermato. Il problema è che ognuna di queste persone vuole aggiungere sempre il proprio tocco personale. Sam, tu devi tirare fuori l’anima Flack ed impedire a questa gente di personalizzare troppo. Ad esempio, il flower designer insiste nel voler mettere melette, arance, pere nei centro-tavola. Opponiti con tutte le tue forze: io e Jess vogliamo solo boccioli rosso sangue di American Beauty e velo da sposa. Poi… che c’è?”

Samantha cercò di smettere di ridere: “Sembri Miranda Priesley, fai quasi paura. Guarda che è il tuo matrimonio non il prossimo raid anti-droga. Rilassati, me ne occupo io!”

Don rise a sua volta di fronte all’espressione divertita della sorella. Per qualche minuto mangiarono in silenzio.

“E tu, come stai?”

“Va a giorni, sai com’è. Adesso sono in un buon periodo. La vita è bella, papà mi parla ancora, mamma non scoppia più a piangere ogni volta che mi vede…”

“… certo, piange ogni volta che vede me”

“… il lavoro mi piace, ed Adam…”, la ragazza si bloccò, arrossendo.

Flack sollevò gli occhi al cielo, mormorando tra sé: “Voglio sapere cosa combina Ross con la mia unica sorella minore? Ne ho davvero la necessità?”

Lei lo schiaffeggiò: “Dai! È un bravissimo ragazzo! Lo lasci un po’ in pace? Ha più paura di te che del vecchio…”

“E fa bene”

“Uffaaaa…”

“Sammie, sei mia sorella, capisci? E te lo concedo: è un bravo ragazzo, ma... va be’, tanto lo tengo d’occhio”

“Come se non lo sapesse… tra l’altro: cos’è che gli hai detto l’altro giorno?”

Don aggrottò le sopracciglia: “Cioè?”

“Dovevamo uscire insieme, andare in quel nuovo ristorante carino e lui ha disdetto… ecco, non guardarmi così! Mi ha chiamato con anticipo, si è scusato, ha recuperato un paio di giorni dopo, non mi ha lasciata triste e sola e sotto la pioggia di fronte al risorante!”

“E in che modo dovrei centrare io?”

“Siete stati a pranzo insieme, ricordi?”

Flack si grattò la testa, arricciando le labbra. Era quasi genetico il modo in cui la sua adorata sorellina lo stava interrogando.

“Ah, già! Sì, c’era anche Messer. Ma non è successo nulla, a meno che… ops”

“Cosa gli hai detto?”, Samantha spalancò gli occhi.

“Niente. Stavamo parlando, ma era una conversazione del tutto innocente ed io gli ho chiesto da quanto tempo uscivate insieme. Lui è entrato in panico, dio solo sa perché, e balbettando mi ha risposto circa quattro mesi. Ed io, ridendo ed in tono assolutamente casuale, ho buttato lì: già quattro mesi? Allora è una cosa seria!””

“Ma allora tu non sei normale…”

Lui scosse la testa, apparentemente infastidito: “Io non sono normale? Gli avessi detto chissà che. Mi conosce da secoli, è uno di quelli che ha ricostruito il cellulare-detonatore che albergava nelle mie interiora ed io non posso scherzare un po’… vuoi che ti racconti per filo e per segno della prima volta che ho dovuto sottostare allo sguardo scrutatore dei quattro fratelli di Jess e di suo padre? Mica gli ho detto che ti deve sposare domani!”

Sam fece una smorfia: “Il cellulare-detonatore che albergava nelle tue interiora? È più di quello che volevo sapere, grazie”, allontanò il piatto mezzo mangiato di pancakes, “Ok… non è successo nulla. Il punto è che è terrorizzato da te… pensa che l’altra sera mi ha detto bisogna capire che ne pensa il detective Flack ed io l’ho guardato sconvolta”

“Ha davvero paura? Ma come si fa ad avere paura di me?”

“Cambiando discorso, vuoi?”

Lui ridacchiò: “Ok. Tra l’altro non sono qui per analizzare la tua relazione con Ross. Sono solo contento che stai bene. E che ci darai una mano con i preparativi”, Don si passò le mani sugli occhi stanchi.

Lei gli stuzzicò un braccio: “So che è inutile dirtelo, ma dovresti riposare un po’”

“Non posso, non con questo caso”, lui abbassò gli occhi, il tono serio.

“È tanto brutto?”, glielo chiese, anche se conosceva già la risposta.

“Lo diventerà, se non facciamo qualcosa alla svelta”

Samantha, grazie a suo padre ed a suo fratello, aveva imparato ad interpretare le frasi a metà dei poliziotti. Deglutì, impallidendo appena: “C’è più di una vittima?”

“Sammie…”

“Ok, scusa, so che non puoi dirmi nulla. Questa città fa schifo”

Lui si alzò, lasciando cadere un paio di banconote sul tavolo. Poi si chinò verso di lei, per baciarle la testa: “Non è la città a fare schifo, sono solo certe persone che la infestano. Fai attenzione, e se hai bisogno chiamami”

“Non ti preoccupare, Donnie. Ci sentiamo quando ho rimesso a posto il fiorista e compagnia bella, ok?”

Lui le sorrise: "Flower designer, Sam, flower designer. Guarda che si offende"

Lei rise: “Sia mai! Buona giornata, Don. Lo prenderete, li prendete sempre”

Lui le fece un ultimo cenno e poi uscì. Si diresse in centrale, decidendo che, se non ci fossero state altre novità, si sarebbe concesso una doccia ed un’oretta di sonno.



Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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