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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Capitolo 10: Sorelle



10. Sorelle

“Signora Lisak?”

La donna allungò la mano verso quella del detective. La sua stretta era ferma ed insicura allo stesso tempo: “Sandra, per cortesia”

Flack annuì impercettibilmente: “Sandra… sono il detective Flack e mi sto occupando del caso di suo fratello”, le indicò la sedia di fronte alla sua scrivania, “Prego, si accomodi”

Lei si lasciò cadere sulla sedia con un sospiro profondo.

“Mi dispiace per Gregory”

“Non sapete ancora chi… chi l’ha ucciso?”, quasi senza rendersene conto, Don si trovò ad ammirare quella donna che cercava di essere forte ma, che alla fine, stava crollando.

“No", piccola pausa, "Magari lei può raccontarmi com’era il vostro rapporto”

“Immagino sappiate di Melissa…”, altro cenno col capo, “… erano una bellissima coppia, e lei era una brava persona. Lui era il mio fratellino ed io…”, abbassò la testa, cercando di nascondere la lacrima che le solcò la guancia, "Scusi..."

Don le allungò un fazzoletto di carta, “Non c’è nulla di cui scusarsi, posso aspettare qualche minuto, se non se la sente”

Odiava questo genere di cose. Odiava veder soffrire persone innocenti che dovevano affrontare dolori che non si meritavano. Pensò a Samantha, al modo in cui si era sentito dopo averla vista alla riunione degli AA. Decise che l’avrebbe chiamata il prima possibile.

“Io… vorrei vederlo. È possibile?”

L’uomo si alzò: “Certo, mi segua” e l’afferrò delicatamente per un gomito, indicandole la strada.

Si fermarono qualche istante davanti al vetro dell’obitorio. Il cadavere di Buster, rimesso in ordine e coperto, stava su un lettino. Da lontano, poteva sembrare quasi addormentato.

“Lo so cosa pensa… ma che razza di sorella è? Non è che io non gli volessi bene, e non voglio nemmeno cercare giustificazioni, ma non ha mai provato a stare vicino a qualcuno che assolutamente non vuole? Ho provato di tutto dopo la morte di Mel; mi ero anche trasferita da lui, litigando con Peter, mio marito, ma Greg… nulla. Era come sparito, dissolto. Ed era arrabbiato… come se fosse stata solo colpa sua. Dopo essere tornata a casa mia, abbiamo cominciato a telefonarci e sembrava aver trovato un equilibrio, sa? Sembrava stesse meglio, diceva che aveva trovato qualcuno con cui parlare. Forse era solo apparenza… ed adesso, lo guardi…”, girò la testa e fissò Flack: “Pensa che la morte di Melissa centri con tutto questo?”

“È presto per dirlo”, le appoggiò una mano sul braccio, come per stabilizzarla, “Se vuole entrare…”

Sandra annuì debolmente e si incamminò. Flack rimase ad osservarla da fuori, sentendosi comunque un intruso.

“È la sorella?”

“Sì, Doc”

“Certi casi scavano nel nostro senso di colpa”

Don corrugò la fronte e si voltò verso Hawkes: “Stai studiando da Mac Taylor?”

“Non potrei mai. Ho perso mia sorella anni fa”

Il detective non disse nulla, ma era sorpreso.

“Maya… ha iniziato a drogarsi ed alla fine un’overdose se l’è portata via”

“Sheldon, mi dispiace”

L’altro scrollò le spalle, tenendo lo sguardo fisso su Sandra: stava accarezzando il volto del fratello.

“Sapevo cosa le stava accadendo, ed ho provato ad aiutarla, ma le mi sfuggiva. E dopo è stato più facile illudersi che andasse tutto bene”

“Viviamo tutti nell’illusione”

Il tono profetico del collega strappò a Hawkes un piccolo sorriso: “E chi è che sta studiando da Mac, adesso?”

Prima che l'altro potesse replicare la Lisak uscì dalla stanza e si diresse verso i due uomini.

“Lui è il dottor Sheldon Hawkes, lavora per la scientifica”

Il medico allungò la mano per stringere quella di Sandra. Lei annuì, chiudendo gli occhi.

“Se la sente di rispondere a qualche domanda, ora?”, Flack aveva abbassato la voce, tenendo un tono gentile. Sandra seguì il detective in modo docile e rassegnato.

Flack adorava le sale degli interrogatori: c’era qualcosa di potente in loro, qualcosa che intimoriva i sospettati. Forse era la luce fredda e paradossalmente cupa, forse le sedie scomode o forse il classico finto specchio. Sta di fatto che gli piaceva condurre interrogatori. Ma in quel momento, mentre faceva accomodare la sorella della sua vittima si sentiva molto a disagio. Cercò di migliorare la situazione per entrambi tenendo la porta socchiusa ed offrendole un te caldo, ma la sensazione di fare qualcosa di immorale, in un certo senso, non lo abbandonava. Sperò soltanto che nessuno spiritoso si posizionasse fuori dalla stanza per seguire il colloquio.

“Io e Greg… io e Greg… qualche anno fa i nostri genitori sono morti. Un altro stupidissimo incidente d’auto. Ma io avevo mio fratello. Lui mi ha aiutata a riprendermi, mi è stato vicino. E poi è arrivata Melissa. Avrebbe dovuto vederli insieme. Sembravano così complementari… può capirlo?”

Per una frazione di secondo nella mente di Flack si materializzò il viso di Jess. Si rimangiò un sorriso: “Sì, lo capisco”

“Si amavano. Tanto. C’era una gara tra di noi su chi sarebbe stato il primo ad avere un figlio… immagino che adesso posso dichiararmi vincitrice per ritiro degli avversari, no?”

Nella stanza calò un silenzio cupo. Don deglutì un paio di volte, contò fino a dieci e poi domandò: “E l’incidente?”

“Un incidente, appunto. Erano usciti per andare al cinema, avevano questa passione per i film storici, e nel tornare a casa a Greg è venuto un colpo di sonno. Sono usciti fuori strada. La macchina è parzialmente finita nel fiume. E la povera Mel è praticamente annegata. C’è stata un’indagine, ne sono certa, ma mio fratello non aveva bevuto, non si drogava. Un tragico incidente… e lui, poi, non è stato più lo stesso”

“È comprensibile”, altro flash, stavolta l’immagine di Jess sul pavimento di Tillery. Flack soppresse un brivido.

“Nell’ultimo periodo, sembrava andasse un po’ a momenti. Quando lo sentivo, a volte era depresso, altre volte solo triste, alle volte quasi felice”

“Le ha raccontato qualcosa?”

“No, solo che aveva conosciuto altre persone, fuori dal suo solito giro, persone che capivano la sua sofferenza. Ma stava urlando contro di me quando l’ha detto e quindi la cosa è finita lì”

Ci fu di nuovo silenzio.

Sandra sospirò: “Ora so come si sentiva. Sembra tutto così irreale, c’è stato uno spartiacque tra ieri ed oggi. E sto rimpiangendo persino le litigate che abbiamo fatto. La mente, però, non si ferma mai: se gli fossi stata più vicina, se gli avessi parlato di più, se lo avessi ascoltato… ma la vita… chi può prevedere certe cose?”

Altro lungo sospiro. Flack pensò che era davvero impossibile prevedere tutto e che doveva essere grato di aver avuto una seconda possibilità. E tutto solo perché Jess ha combattuto…

“Va bene, Sandra”, Don si alzò. La donna fece altrettanto.

“Avrei voluto esservi stata più utile”

“Non si preoccupi. Ha il mio numero: se le viene in mente qualcosa, qualunque cosa – non so, comportamenti troppo strani, persone nuove apparse nella vita di Gregory, nuove abitudini – non si faccia scrupoli a chiamarmi. Anche se le sembra una perdita di tempo. Troveremo il colpevole, glielo prometto”, complimenti, detective, non avete nulla e vai in giro a fare queste promesse.

“La ringrazio”, i due si strinsero la mano. Flack guardò Sandra allontanarsi lentamente.

Prese il cellulare e compose un numero.

“Hey, ciao! No, tutto bene, tu?”, rise brevemente, “Senti, ho un paio d’ore libere, si va a bere un caffè?”, ascoltò la risposta ed un sorriso gli illuminò il volto, “Perfetto… sono lì tra dieci minuti. A tra poco”

Riattaccò e compose velocemente un messaggio: "J., sono a fare colazione con Sammie. Un paio d'ore e torno. Chiama se avete novità", poi si infilò il cappotto ed uscì.



Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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