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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Capitolo 09: Smascherando Ramirez


9. Smascherando Ramirez

“Ci siamo”

Angell si guardò intorno, chiudendosi la portiera alle spalle: “Bel quartiere”

“Elegante, vero? Proprio come l’abbigliamento del nostro amico”

Il portone d’ingresso era rotto e semplicemente appoggiato senza troppi complimenti.

“Che ospitalità!”

Salirono le scale, sporche, e si trovarono davanti alla porta di Ramirez. Sguardo di intesa. Flack bussò:

“Signor Ramirez? Polizia di New York”

Dall’appartamento non arrivò nessun rumore.

Il detective riprovò, bussando con maggiore forza: “Signor Ramir…”, la porta, solo accostata, si aprì di qualche centimetro.

I due poliziotti si fissarno ed estrassero le Glock dalle fondine. Per primo entrò Don, seguito a pochi passi da Jess. L’abitazione sembrava vuota, ma i due camminarono lenti e con circospezione.

Al solotto erano collegate due stanze. Flack si diresse verso quella che probabilmente era la camera da letto. Il problema, e lo aveva sempre saputo, era il punto cieco. Ci sarebbe voluto Hawkes per una spiegazione dettagliata, di cui – onestamente – non aveva bisogno. Il risultato finale, però, non cambiava: il suo occhio non vedeva quei centimetri fondamentali per la sopravvivenza. Quindi, nel momento in cui Angell urlò: “Flack!”, lui sapeva esattamente da che parte girarsi per evitare incidenti.

Ramirez, dietro di lui, incuneato nel suo maledetto punto cieco, reggeva una spranga di ferro come una mazza da baseball, intenzionato a far diventare la sua nuca la pallina. Flack gli afferrò il polso, spostandosi, e gli torse il braccio dietro la schiena, costringendolo a mollare la presa. Pochi secondi dopo, Ramirez, offeso a morte, era ammanettato.

“Si accolgono così i visitatori? No, non dire nulla, sia mai che ti faccio violare uno dei tuoi sacrosanti diritti”, commentò Flack accompagnandolo giù dalle scale. Mentre lo facevano salire in macchina, il cellulare di Don squillò.

“Flack”

“Abbiamo le scene del crimine. Complimenti, giusta intuizione”

Lui inarcò le sopracciglia, sorridendo leggermente: “Ora tutto è chiaro”

“Eh?”, la voce di Danny pareva confusa.

“Ramirez che mi aspettava con una spranga… è il mio premio, no?”

Danny ridacchiò, “Stai bene?”

“Ma sì. Non mi ha colpito, sono agile. Sei in laboratorio?”

“No, stiamo ancora raccogliendo prove e questo è – boom!- un bossolo calibro 50. La vita è bella”

“Mi devi da bere…”

“A caso chiuso”, la voce dell’uomo si affievolì.

“Hey… ti sento poco… ci vediamo in laboratorio”, e riattaccò.

Jess lo stava guardando, in attesa.

“Abbiamo la scena primaria, andiamo”, si chinò verso verso William, seduto sul sedile, “Sei pronto a fare una gitarella?”

“È lui?”

“Sembra innocuo”

“Una spranga…”

“Sì, fortuna che ha dei buoni riflessi”

“Quindi vi aspettava”

“È probabile. Quando sai di aver fatto molte cose che non vanno hai la certezza che prima o poi qualcuno verrà a chiedere il conto”, Flack li aveva raggiunti, in mano le foto della scena del crimine. “Io vado. State qui a guardare?”

“Lo sai che i tuoi interrogatori sono meglio di un film poliziesco”, Jess sorrise.

“Inoltre, dalle scene del crimine ancora niente. Ho mandato Adam a riposare qualche ora, almeno è pronto quando arriva la valanga di roba da analizzare”

“Detective Angell, posso permettermi di farle la stessa richiesta?”

Lei fece spallucce: “Puoi, puoi. Ma non accetterò, lo sai”

Don la fissò: “Dai, sai che se fossi al tuo posto…”

Lei rise: “Non mentire! Forse solo William colpendoti ti avrebbe fatto dormire un po'...”

“Ok, sono indifendibile… vado da Ramirez. Mac, tu?”

“Faccio dopo la mia entrata a sorpresa”

Flack aprì la porta e, con tutta la calma possibile, prese posto di fronte all’uomo. Ramirez era seduto quasi piegato su se stesso, in una posizione di difesa ed i suoi occhi roteavano veloci ai quattro angoli della stanza. Flack rilassò le spalle e poi intrecciò le mani sul tavolo. Aspettò qualche secondo, sapendo di incrementare l’ansia dell’uomo.

“Io odio tre cose: gli scarafaggi, il cibo avariato e i bugiardi. Vediamo se riesci a capire in che categoria sei tu”

“Io non sono un mentiroso”

“Quindi rientri nella categoria ‘scarafaggi’”

Ramirez grugnì, infastidito. “Detective, non mi sono avvicinato al corpo”

Don si sporse in avanti ed abbassò la voce: “William, ti voglio confidare un segreto. Non è per me, sai? Tu mi dici che non hai fatto una cosa ed io vorrei crederti, ma… in questo stesso edificio ci sono persone che non si fidano delle parole. Loro credono solo alle prove. Una rottura, no? E le prove dicono che qualcuno con paio di infradito quaranta e mezzo si è avvicinato al cadavere. E tu hai quelle infradito. Le abbiamo trovate a casa tua”, Don allungò verso Ramirez la foto dell’impronta mezzo insanguinata.

“E allora? Un sacco di persone ce le hanno”

Mac scelse proprio quel momento per entrare nella stanza. Fece un cenno al detective che gli passò figurativamente la palla.

“Sì, ma su quelle trovate a casa tua c’è il sangue della vittima”

Flack indicò con un dito Taylor: “Ecco, lui è uno di quegli scienziati che crede solo alle prove… mi sa che sei nei guai, amigo

William sbuffò, roteando gli occhi: “Vale. Mi sono avvicinato al cadavere, e allora?”

“Lui non vede il problema, Mac. Si imbatte in un cadavere, si avvicina, contamina la scena, se ne va quatto quatto, ci mente e non vede il problema”

Mac scosse la testa: “Ognuno ha una diversa scala di valori”

“Cosa potevo fare? Era morto!”

“Mhhh… non so, chiamare il 911?”, Flack inclinò il capo, “Ah, ma poi sarebbe saltato fuori questo…”, Flack sfogliò un paio di pagine dell’incartamento che aveva davanti: “… ti sei appena fatto qualche mese nella State prison del Connecticut per possesso di droga, spaccio e contrabbando di armi. Interessante… e, considerando le pistole col numero di matricola grattati ed i 10 kg di eroina trovati nel tuo appartamento, possiamo concludere che il lupo perde il pelo ma non il vizio”

Ramirez si alterò: “Cosa vi ha dato il permesso di frugare in casa mia?”

“L'accoglienza che ci hai riservato?”, Don sospirò.

“Allora, William”, intervenne Taylor, “ci vuoi dire che ci facevi sulla scena del crimine?”

“Controllavo se il poveretto era vivo”

Flack cominciò a scrivere qualcosa su un foglio.

“Rifraso: cosa ci facevi veramente sulla scena?”

“Ma perché… cosa sta scrivendo?”

“Io? Oh, niente… così, sto solo mettendo giù dei probabili capi d’accusa nei tuoi confronti. E, pensa, ne ho trovati cinque e non sono nemmeno un pubblico ministero… William…”

“Ok, ho capito subito che quello era morto, e gli ho frugato le tasche, speravo in un portafoglio, o un cellulare, ma non c’era nulla e quindi me ne sono andato. Fine della storia. Ora posso andare?”

Flack scoppiò a ridere: “Dovresti fare il comico… certo che puoi andare, l’agente Smith ti accompagnerà alla tua nuova camera senza vista dove passerai un bel soggiorno”

“Ma non l’ho ucciso io!”

“Va bene, ma non è l’unico crimine commesso…”

“Non è giusto!”

Flack si alzò: “Senti, non puoi prendertela con me se hai deciso di fare il Prison Tour… agente, per cortesia, accompagni fuori il signor Ramirez”

Usciti i due, Jess raggiunse i detective: “Wow…”

“Non è il nostro serial, ma almeno un delinquente di meno sulle strade”

“Ben detto… ah, è arrivata la sorella di Buster”

“Va bene, vado a parlarle. A dopo”

Don si rimise la giacca ed uscì. Stava per sorgere il sole: 24 ore e non abbiamo ancora il colpevole. Dobbiamo fare qualcosa.


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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