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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Capitolo 01: La solita telefonata

No, ma avete visto come mi sono impegnata stavolta? Persino il titolo ai capitoli...



1. La solita telefonata


DRIIIN! DRIIIN!

Una mano si allungò fuori dalle coperto e cercò di afferrare il cellulare che suonava sul comodino. L’orologio accanto all’apparecchio segnava le 02.45. La stanza era immersa nel buio.

“Flack”

“Buongiorno, detective!”, Vera, del turno di notte, era sempre allegra ed energica, “Una delle nostre pattuglie, la quindici per la precisione, ha trovato un corpo abbandonato vicino ad un cassonetto nei paraggi della Quinta. La stanno aspettando”

“A volte vorrei che le prime parole che sento appena sveglio non fossero pattuglia, corpo, cassonetto ”

“Detective… ad ognuno il suo lavoro”

“Ok, ok. Sarò lì tra una decina di minuti”

Senza esitare oltre Falck si alzò e si preparò velocemente per uscire. Mentre scendeva le scale del suo appartamento, mandò un SMS ad Angell: È immensamente meglio essere svegliato da te. Ennesimo cadavere. Quando gli assassini impareranno che anche i detective hanno bisogno di almeno otto ore di sonno? D.

Tra di loro era ormai diventata un’abitudine carina inviarsi un messaggio appena svegli. Non importava l’ora o la situazione; era un modo per rendere l’altro consapevole del fatto che si stesse pensando a lui. Quasi senza rendersene conto Flack sorrise: ancora qualche mese e finalmente avrebbero abitato sotto lo stesso tetto. Sempre che nessuno di loro due commettesse un omicidio, facendo fuori qualcuno a scelta tra il pasticcere, il fotografo o il fiorista. O flower designer, come ci ricorda ogni volta.

Il traffico a quell’ora era quasi scorrevole, anche se i alcuni locali iniziavano a chiudere e quindi capitava di trovarsi intorno le macchine di chi rientrava da una serata di baldoria. Flack, obiettivamente, non riusciva a ricordare quand’era stata l’ultima volta che era rientrato tardi a causa di una festa, un appuntamento o qualcosa di simile. Anche negli anni passati, per lui le tre del mattino erano sempre state collegate all’alzarsi e al precipitarsi su qualche scena. Ma la cosa non lo disturbava: non era nient’altro la vita che si era scelto, come gli aveva ricordato giusto Vera qualche minuto prima.

La situazione al suo arrivo era esattamente come se l’era aspettata: sirene lampeggianti, un’ambulanza ed i ben noti nastri gialli del dipartimento. Il giovane Ted Grady si aggirava con fare un po’ insicuro vicino ai primi curiosi. Flack dedusse che per il ragazzo era il primo omicidio; d’altronde era uscito dall’Accademia solo qualcosa come sei/sette settimane prima. Gli si avvicinò e gli appoggiò una mano sulla spalla: “Agente…”

Gli occhi castani di Grady schizzarono verso di lui e, prima di riuscire a dire qualcosa, Flack lo vide muovere a vuoto le labbra un paio di volte.

“Detective Flack… il – il corpo è là, e l’agente Smith mi ha detto di cercare dei testimoni…”

Flack si morse le labbra per non ridere: Ted gli ricordava Adam Ross, il tecnico di laboratorio della scientifica.

“Perfetto. Grazie”, e senza aggiungere altro si avviò verso il corpo. Ciò che vide non lo sorprese più di tanto: accucciato di fianco al cadavere c’era Mac, intento ad illuminare la ferita con la sua inseparabile torcia.

“Ma come fai a essere già qui?”

“Ero in laboratorio a rivedere delle pratiche quando è arrivata la chiamata”

“Chiaro, il sonno è sopravvalutato…”

Mac non disse nulla. Sapeva di essere uno stakanovista all’estrema potenza e sapeva che la battuta di Flack era solo un modo per salutarlo.

“Cos’hai già scoperto?”, il detective si era avvicinato ulteriormente, evitando però di accosciarsi come Taylor; d’altra parte il cappotto che indossava era nuovo e non vedeva perché dovesse rischiare di usarlo per pulire le strade di Manhattan. E chiamatemi pure superficiale, se volete. Non me ne importa nulla.

“Colpo di arma da fuoco. Probabile foro d’entrata qui”, ed indicò il torace della vittima, “Non so ancora però se abbiamo anche il foro d’uscita, sto aspettando il coroner per girare il cadavere”

“Naturalmente”

I due si guardarono e si sorrisero brevemente. Era palese che Don non avrebbe aiutato Mac a girare il corpo. Detestava i cadaveri.

“Altro?”

“A prima vista no, il colpo s'arma da fuoco sembrerebbe la causa del decesso”

Flack si guardò intorno.

“Ok… diciamo che non è stato ucciso qui, vista l’assenza di sangue. Il nostro caro assassino lo ha scaricato anche se…”, Don indicò il cassonetto col capo, “… ha commesso un errore: quello non è il cassonetto dei rifiuti organici…”, dietro di lui sentì la risatina di Smith, “… comunque: hai trovato documenti?”

Mac guardò nelle tasche della vittima e poi nella zona circostante.

“In tasca non ha nulla e qui intorno non vedo niente”

“Ho capito. John Doe necessita di un’identità… hey, Messer!”

L’Italo-americano era appena arrivato ed armato di valigetta e macchina fotografica si stava dirigendo verso i due detective.

Indicò Mac: “Ma…?”

“Sai che lui è come il mostro dei film horror… non dorme mai”

Danny soppresse uno sbadiglio: “Beato lui”

Mac si girò di mezzo grado ed alzò un sopracciglio verso il suo sottoposto.

“Arrivo, arrivo”

“Signori, vi lascio al vostro piacevole lavoro. Io mi occupo di qualcosa di altrettanto piacevole: eventuali testimoni”

Senza aspettare risposta Don si allontanò a passo deciso dirigendosi verso il capannello di persone a stento tenute sotto controllo da Ted. Senza dire nulla, Flack lanciò un’occhiata a Smith che, quasi trotterellando, lo raggiunse per dare man forte al giovane.

Mentre arrivavano alle sue orecchie i classici commenti - Questa città è un inferno, Ma la polizia serve poi a qualcosa? Secondo me è stata qualche gang di latino-americani - Don sospirò a fondo: sarebbe stata una lunghissima giornata.  


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: dov'eri quando il mondo cessò?, pairing: flangell
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