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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 13: Abby

Tanti auguri Dany! 

ABBY

“Ti ho vista vergognarti di tua madre,

fare a pezzi il tuo cognome

sempre senza disturbare

che non si sa mai”

Ligabue, Quella che non sei

 

“Non sono in casa. Se volete, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico. Grazie. Bip” “Ciao tesoro, sono la mamma. È un po’ che non mi chiami. Stai bene? Io abbastanza, hai per caso sentito Eric? È che l’ultima volta abbiamo litigato e… va be’, chiamami quando puoi. Ciao”

Sedeva al buio, Abby, la schiena contro il muro e gli occhi puntati sul telefono. Aveva paura ad alzarsi, paura che se si fosse mossa sua madre si sarebbe materializzata ad inquinarle di nuovo la vita.

Forse se non ci penso questa cosa sparirà. Ma nella luce fioca della stanza la luce rossa della segreteria feriva il suo sguardo, mentre la voce ansiosa e leggermente gracchiante di Maggie riempiva la sua testa. E così aveva litigato con Eric. E lui era come sparito. Si immaginò, quasi protagonista di un’esperienza extra-corporea, a chiamare Eric, a non ricevere risposta, a cercarlo alla base militare e via, era di nuovo sulla giostra della pazzia. Non ce la faceva più. Sembrava che quei due la cercassero solo quando avevano bisogno di lei. E poi sapeva come sarebbe finita: suo fratello e sua madre, in lacrime, che si abbracciavano e si promettevano di non litigare più e bla bla bla. E lei, Abby, in disparte, guardata diversamente perché lei, lei, non era malata e quindi, in qualche modo, non apparteneva a loro, alla sua famiglia.

Ma adesso basta! Sono stanca. Stavolta se la sbrigheranno da soli. Si alzò di scatto, con un gesto impulsivo cancellò il messaggio, e uscì nella serata di Chicago. Faceva freddo, ma sulle prime Abby non se ne accorse. Era troppo impegnata ad allontanarsi in fretta, come se dietro di lei ci fosse qualcuno ad inseguirla. Camminò notando appena la strada, ma fin troppo consapevole del fatto che intorno a lei sembravano tutti felici. Anzi, tutti sembravano essere parte di una famiglia felice. Mano nella mano, abbracciati, sorridenti con bambini sulle spalle. Istintivamente si toccò il ventre e pensò con dolore a quello che aveva perso. Si ripeté per la milionesima volta che era stata la scelta giusta, che infanzia avrebbe avuto quel bambino? Forse come la sua? Ripensò ai pochi momenti belli che aveva avuto: lei, piccola, che cullava Eric, mentre sua madre stava bene. Rivide con chiarezza suo padre, il suo sorriso aperto, le sue braccia forti, risentì la sua guancia ruvida di barba e il suo odore di tabacco e di English Leather, il suo dopobarba.

All’improvviso si fermò. Calma, devi calmarti, inutile piangere sul latte versato. Ok, brava, non piangere, non piangere, non piangere. Il suo mantra funzionò. Dopo tutti quegli anni era diventata una campionessa. Si guardò intorno e scoprì dove si trovava. Sorrise tra sé e sé, quello era l’unico posto dove sarebbe potuta andare, l’unico posto in cui sentiva il bisogno di essere. Si avvicinò alla porta tanto familiare e, piano, bussò.


Sì, il capitolo finisce così.
Tags: character: abby lockhart, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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