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CSI: NY
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[CSI: NY] - Dov'eri quando il mondo cessò? - Prologo

Titolo della storia: Dov'eri quando il mondo cessò?
Prologo
Fandom: CSI: NY
Personaggi: Don Flack principalmente, ma il resto della squadra è incluso
Set In Time: circa marzo 2010. Non ci sono riferimenti ad episodi particolari, a parte Pay Up.
Note: Long-fic; What If? (Jess non è morta, Stella non se n'è andata)
Note alla mia pazzia: Le storie dedicate al mio detective scarseggiano sempre (sia nella serie che nel fandom). Ho deciso quindi di dedicargli questa. È la mia prima long su CSI: NY e sono stra-nervosa (anche perché ci ho messo una vita a scriverla...)
Rating: Rosso (beh, si parla di omicidi)
Disclaimer: L'universo di CSI: NY non mi appartiene e non ho alcun diritto su tutto quanto riconoscibile. I personaggi originali sono invece miei (non che ci sia da vantarsi molto, comunque...)

Buona lettura.


Prologo

Dov’eri quando il mondo cessò?

Cravatta, camicia stirata, pantaloni con la riga. Inusuale per lui. In sala d’attesa, ad aspettare il solito chirurgo. Aveva sperato, quando il medico era uscito, gli era sembrato quasi che i suoi occhi scuri riflettessero ottimismo. Ma si era sbagliato, come sempre. Il suo istinto era difettoso. Lo era sempre stato. Ne avevano riso un milione di volte. Troppo poche. Comunque troppo poche. Cappello. Capelli ordinati. Fondina, pistola, distintivo. Ed era quasi di nuovo Accademia. Non fosse stato il dolore che provava.

Dov’eri quando il mondo cessò?

Si legò i capelli in una coda ordinata e seria. La frangetta appena sopra le sopracciglia, forse un po’ troppo lunga. Ma soffiarla via dal suo volto era stato uno dei suoi giochi preferiti. Prima, naturalmente. Su quella sedia scomoda, con la mano di Danny a stringermi la spalla. Lei non aveva interpretato male lo sguardo del medico. Aveva visto, chiaramente, nei suoi occhi scuri il pozzo in cui precipitavano tutti i progetti che avevano fatto insieme. Tutto finito all’improvviso. Un velo di trucco sulle guance, a simulare un colorito che non avrebbe mai più avuto. E quell’anello sul dito a rinvigorire il suo dolore.

Dov’eri quando il mondo cessò?

Si strinse la cintura in vita ed afferrò i guanti bianchi. Solito sguardo grigio apparentemente senza emozione. Sulla scena del crimine, come sempre. Perché è lì che tutto comincia per me. Ma faceva male realizzare, incredibilmente forse per la prima volta, che per qualcuno tutto finiva su quella scena. E quel qualcuno specifico si stava portando via parte della sua stessa vita. Sarebbe stato strano – e spaventoso – analizzare le prossime scene senza di lui. Allacciò l’orologio, i suoi occhi finalmente specchio del dolore che gli scavava dentro.

Dov’eri quando il mondo cessò?

I capelli le ricadevano scomposti ai lati della testa, infastidendola. Verso il laboratorio, con i proiettili chiusi in una busta. Che poi aveva le prove, ma a cosa erano servite? Il colpevole era stato arrestato, l’esito finale non era comunque cambiato. I residui di sangue sui proiettili le facevano male, come se anche lei avesse contribuito a strappare via la sua vita, come se anche lei, con la sua necessità di raccogliere prove il prima possibile, avesse accorciato la sua vita. Sapeva che era irrazionale ed assurdo. Chiuse gli occhi, deglutendo il groppo che le bloccava il respiro da qualche giorno. Se fosse stata davvero in grado di innamorarsi avrebbe scelto lui. Ne era sicura. E faceva male sentire il suo cuore che, battendo, distribuiva il dolore ovunque..

Dov’eri quando il mondo cessò?

Lucy piagnucolava, nervosa. Si augurò non le sputacchiasse sulla divisa. A casa con la mia bambina, ancora in part time dopo la maternità. E la voce di mio marito… la voce di suo marito rotta, come se qualcosa di impossibile fosse successo. Ed era stato così, in un certo senso, perché tra le mille incertezze della vita, il fatto di essere vittima di una sua battuta divertente era stata una certezza. L’unico fratello che avrebbe mai potuto avere. L’unico che aveva avuto. La bimba si stava succhiando un dito, la testa contro la sua spalla. Non alleviava il dolore.

Dov’eri quando il mondo cessò?

Il barbiere aveva fatto un buon lavoro: taglio semplice ed elegante. Sulla scena, con Mac, a guardare nauseato la pozza di sangue che si coagulava sul pavimento. La sua mente medica sapeva che tutto quel sangue necessitava di un miracolo, ma la sua mente umana voleva illudersi che ce l’avrebbe fatta. D’altronde all’esplosione era sopravvissuto. Ma quando il cellulare di Mac aveva squillato lui sapeva. Anche se la cosa non lo aveva fatto stare meglio. Si spolverò le spalle, sistemando la camicia scura. Quanto accaduto era un avvenimento che rientrava nell’ordine delle possibilità, lui mai si era tirato indietro di fronte al pericolo, ma questo non diminuiva certo il dolore.

Dov’eri quando il mondo cessò?

Non aveva una bella divisa da indossare. Ne era contento, sapeva di non esserne degno. Di fronte al PC del laboratorio, con le auricolari ben piantate nelle orecchie, al punto che non ho sentito le prime telefonate. Aveva pensato a Sam. La piccola, dolce Sammie che perdeva una parte così importante della sua vita. Sapeva che non avrebbe mai potuto riempire lo spazio che si era creato. Ma le sarebbe stato vicino. Perché lui si era fidato e non l’aveva fatto fuori quando aveva scoperto. Si chinò ad allacciarsi le scarpe, pensando alle scarpe sempre eleganti e lucide del suo – ormai ex – collega. Una stilettata di dolore gli mozzò il fiato.

Dov’eri quando il mondo cessò?

Sua moglie aveva insistito per una cravatta. E lui l’aveva accontentata, anche se sapeva che non aveva approvato la scelta finale. All’obitorio, certo di avere il migliore lavoro del mondo. Il mio modo personale di dare dignità ai defunti. Ma le cose cambiavano. Per la prima volta non avrebbe voluto ridare dignità, avrebbe preferito continuare ad osservarlo mentre faceva battute, evitando il più possibile di scendere da lui. Si annodò la cravatta, di quello strano colore. Il nodo sembrò acuire il dolore.



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