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[ER] - Ritorno - Capitolo 14: Epilogo

Sono incredula anch'io, ma finalmente posto l'epilogo di Ritorno. A tutti quelli che hanno letto: grazie! È stato un percorso lungo.
Ci sentiamo alla prossima storia. *incrocia le dita*

EPILOGO


Non c'è movimento alcuno e, per una volta, la cosa gli sembra perfetta. Effettivamente, è lui il primo a non volersi muovere, a essere così restio a cambiare posizione. Cerca di ignorare il mal di collo e schiena, spaventato dal fatto che un suo movimento possa far cambiare in modo tragico quello che sta ammirando da un'ora a quella parte.

Immagine perfetta e incantata, che riempe il suo cuore di gioia. Tutto ciò di cui ha bisogno è lì davanti a lui. Il resto non ha più significato.

Casa, finalmente.


Ma poi, un movimento c'è, e non è nemmeno male come avrebbe potuto immaginarsi. Anzi, è infinitamente meglio.

Movimento di palpebre, distensione di labbra. Occhi castani dentro ai suoi.

Riconoscimento immediato. Sollievo. Sorriso. Come si era aspettato, del resto.

"Sei tornato..."

"Già", la voce più stabile e sicura, ora. E pensare che credeva di averla persa.

"Ho avuto paura", l'ammissione è difficile per lei. Non è mai stata una donna che parla apertamente dei suoi sentimenti.

"Lo so. Ne ho avuta anch'io". Si ferma, pensieroso.

Ammetere di aver avuto paura è troppo, non può nemmeno provare ad addentrarsi nel profondo della questione. Di che cosa ha avuto veramente paura? Di Vukovar? Del passato? Di quelle tombe? Di se stesso? Forse di un po' tutte quelle cose messe assieme, ma ormai è tutto finito. Vukovar, la bella e incantata e maliarda gli sembra solo un puntino distante, una storia macabra ma dolce a suo modo, raccontata ai bambini per farli dormire. Vukovar. Il nome, come una folata di vento, si svolge nella sua mente. Vukovar.

"Non vieni a letto?"
    
"Direi che qualcuno sta occupando il mio posto...", il tono tinto di un vago sorriso. E, in sottofondo, amore e tenerezza. Il suo posto

occupato dall'unica persona che può tollerare di vedere lì, dall'unica persona che ha un senso ad essere lì. Joe. Il suo adorato bambino. Il suo futuro.

"Ha sentito la tua mancanza... non voleva più dormire nel suo lettino", il tono di Abby è cauto, è un tono che sottintende altre cose.

Luka lo sa, non è mancato solo a Joe, è mancato anche a lei. E anche lei non voleva più dormire da sola. Cosa sarebbe successo se...?

Restano in silenzio per un attimo. Tra loro, non sono mai scorsi fiumi di parole. Basta uno sguardo, un gesto.

"Hai fame?"

"No... penso di aver più che altro bisogno del mio letto", e di chi c'è dentro, sicuro.

"Possiamo stringerci un po'", lieve sorriso. Lei non sta aspettando altro che averlo lì al suo fianco, di poterlo abbracciare ancora, di perdersi nell'odore della sua pelle. Delicatamente, con un gesto che solo le madri riescono a fare, sposta Joe contro il suo fianco. La testina del bimbo ruota appena, dalle labbra socchiuse esce un piccolo sbuffo. Disapprovazione. I bambini detestano essere disturbati nel sonno. Luka ed Abby lo fissano un attimo, pronti a calmare un'eventuale crisi di pianto. In sottofondo, l'orologio ticchetta indisturbato. Niente. Joe si appallotola un po' di più, continuando a dormire.

Luka si alza dalla poltroncina su cui stava ed inizia a spogliarsi. Prima la giacca e poi si china per le scarpe. Abby lo osserva attenta, imprimendo nella sua mente i movimenti decisi dei muscoli del suo uomo, quando...

"Ma cosa...?", la voce è allarmata. Si sta dando mentalmente della stupida: come ha fatto a non accorgersi prima?

"Non è niente...", le sta passando accanto per aprire l'armadio e lei gli afferra il polso destro. Lascia scorrere le dita sul gesso ruvido. Lui chiude gli occhi. "Fa male?"

"Ora non più", ed è sincero. Le dita leggere di Abby sono come un balsamo sulla sua ferita. La mano smette di pulsare; è in pace adesso. Come lui, come lui.

Lei gli sorride, in un certo senso rassicurata. Lui è di nuovo lì - vivo - per le spiegazioni ci sarà tempo un altro giorno.

"Dai, che ti aiuto io"

Lui si siede sul letto accanto a lei e la lascia fare. Le sue mani lavorano delicate i bottoni della sua camicia (lui per un attimo pensa alla fatica che ha fatto per abbottonarla con una mano sola) e poi spingono giù l'indumento. Lei gli accarezza le spalle e poi le braccia e il collo e il petto, percorrendo leggera la cicatrice che ha sopra l'ombelico. Luka si china in avanti e appoggia la testa nell'incavo del suo collo. La sua pelle, quanto gli è mancata. Riamangono fermi così, le mani di Abby che alternativamente gli carezzano i capelli e la schiena, soffermandosi dolcemente su ogni vertebra, come a voler rivendicare come suo quel corpo.

"Sei dimagrito"

"Lo so", la sua voce contro il suo collo le fa venire la pelle d'oca.

"Ci penso io a farti tornare in forma"

Lo sente sorridere contro la sua pelle. Lei gli afferra il volto tra le mani e lo costringe a guardarla negli occhi. Fronte contro fronte, naso contro naso, sguardi persi l'uno in quello dell'altro. "Stai forse deridendo la mia cucina?"

"Beh, lo farei se ci fosse qualcosa da deridere..."

Silenzio. Continuano a fissarsi, così, a pochi centimetri.

Luka ha gli occhi lucidi. Abby gli bacia la fronte, una, due volte e poi passa alle labbra. Prima è un bacio leggero, come a volersi ricordare cosa vuol dire
baciarlo, come se quello fosse il loro primo bacio. Luka la lascia condurre il gioco e si gode quei tocchi leggeri e pieni d'affetto, ma poi, quando lei
approfondisce il bacio, immediatamente risponde. Si baciano per un tempo lunghissimo. Ed è bellissimo riscoprirsi di nuovo, con calma, come se
nient'altro al mondo esistesse.

È Luka il primo a staccarsi.

"Grazie"

Lei lo bacia ancora, sullo zigomo stavolta.

"Stanco?"

"Distrutto"

"Allora, dormiamo. Anche perché tra un po', comunque, Joe si sveglierà"

"Non vedo l'ora..."

Luka si è spostato, sdraiandosi in parte al bambino. Gli bacia la testina calda. Il piccolo fa una smorfia dolce. Luka sorride. Suo figlio. "Ti adoro, piccolino"

Si sdraia e con la mano sinistra abbraccia la sua famiglia. È finita, è finita davvero. Adesso ha solo una cosa da fare: vivere il presente. Chiude gli occhi, e un'immagine gli appare davanti: Danijela, Jasna e Marko gli stanno sorridendo da lontano, liberi. Poi, finalmente, dopo molto tempo, crolla in un sonno profondo, riposante, senza incubi. È finita, è finita davvero.


Ok, l'impaginazione di LJ fa veramente ma veramente schifo. Chiedo scusa, ma non dipende da me. Non si piò più nemmeno copiare ed incollare decentemente... *si intristisce*

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: ritorno, pairing: luby
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